giovedì , 19 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Charles Baudelaire (09/04/1821)

(ritratto di gr)

«Elevazione

Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell’aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

Tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell’aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col loro peso la nebbiosa vita,
felice chi con ali vigorose
si eleva verso campi sereni e luminosi;

Chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso il cielo del mattino,
- chi si libra sulla vita e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!»

Da I fiori del Male

«Il Saggio, vale a dire colui che è animato dallo spirito del Signore, che possiede le pratiche del formulario divino, non ride, non si abbandona alla risata che tremando. Il Saggio trema per aver riso; il Saggio ha paura della risata, come teme il divertimento mondano, la lussuria. Si ferma sul bordo della risata come sul bordo della tentazione. C’è quindi, secondo il Saggio, una certa contraddizione segreta tra il suo carattere di saggio e il carattere primordiale del ridere.»

«Per prendere uno degli esempi più volgari della vita, cosa c’è di tanto piacevole nello spettacolo di un uomo che cade su ghiaccio o a terra, inciampando nel bordo di un marciapiede, per cui la faccia del suo fratello in Gesù Cristo è contratta in modo disordinato, in modo che i muscoli del viso si mettono improvvisamente iniziare a giocare come un orologio a mezzogiorno o un giocattolo a molla? Questo povero diavolo si è probabilmente sfigurato, forse si è rotto un membro essenziale. Tuttavia, la risata è partita, subitanea e irresistibile. Certo è che se uno vuole scavare in questa situazione troverà sul fondo del pensiero del ridere un certo orgoglio inconscio. Questo è il punto di partenza: io non cado, io cammino dritto, il mio piede è fermo e sicuro. Io non avrei mai commesso la stupidaggine di non vedere un marciapiede interrotto o un lastricato che blocca il passaggio. »

Da L’essenza della risata, 1855, trad. a cura di Asterischi (as)

«La fine del giorno

Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s’innalza

voluttuosa la notte all’orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
“Eccoti, alfine!” mormora il poeta.

“Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null’altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,

vo’ stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!”»

Da I Fiori del Male

«Questo signore visibile del mondo visibile (voglio dire l’uomo) ha cercato di creare un paradiso attraverso la farmacia, attraverso le bevande fermentate,  come un maniaco che sostituisce mobili massicci e giardini reali con decorazioni dipinte su tela e montate su telai. È in questa depravazione del senso d’ infinito che giace, a mio parere, la ragione di tutti gli eccessi deprecabili, dall’ ebbrezza solitaria e concerntrata del letterato, che, obbligato a cercare nell’ oppio un sollievo dal dolore fisico, e avendo così scoperto una fonte di piacere morboso, ne fa poco a poco il suo pane quotidiano, come il sole della sua vita spirituale, fino  all’ebbrezza più disgustosa delle periferie, che,  il cervello pieno di fuoco e di gloria, rotoli in modo ridicolo tra la sporcizia della strada.»

Da I Paradisi Artificiali, 1822, trad. a cura di Asterischi (as)

«-Eccomi libero e solo!
Questa sera sarò ubriaco fradicio;
E allora, senza tema né rimorso,
Mi sdraierò sul suolo,

E dormirò come un cane!
Un carro con le sue pesanti ruote,
Carico di pietre e fango,
O un treno furioso, se vuole

Potrà schiacciar la mia testa colpevole
O anche tagliarmi a metà:
Io me ne infischio del Signore,
Del Diavolo, e di tutti i Sacramenti!»

Da Il vino degli assassini, I fiori del Male

«La morte degli amanti

Avremo letti pieni d’odori leggeri,
divani profondi come avelli
e strani fiori sulle mensole,
schiusi per noi soto cieli più belli.

Consumando a gara i loro estremi ardori,
i nostri due cuori saranno due grandi torce
che rifletteranno i loro duplici splendori
nelle due nostre anime, questi specchi gemelli.

In una sera fatta di rosa e di mistico azzurro
ci scambieremo un unico lampo
come un lungo singhiozzo, tutto carico d’addii;

e più tardi un angelo, aprendo le porte,
verrà a rianimare, fedele e giocoso,
gli offuscati specchi e le fiamme morte.»

Da I Fiori del Male

Nota:
Indipendente da qualsiasi corrente o scuola e precursore del simbolismo e sperimentalismo, fu il poeta francese della città moderna, borghese, pervertita, dei vizi e delle miserie, ma anche della ricerca, dell’ideale, dell’amore, della morte. Irriverente, freddo e sinistro, è stato giudicato, amato e condannato da tutta una sfliza di benpensanti o presunti anticonformisti, ieri oggi e nei secoli. La sua poesia è incentrata sulla perfezione del suono, del ritmo, e il suo stile è da lui stesso definito “matematico”.  Sentiamo dunque fra i versi ora la litania, ora il movimento febbrile, ora lo scrosciare delle onde del mare. Il tutto abbellito da una vita difficile, nonché breve, che lo consegna alla morte sofferente, e a noi irriverente;  con tanti auguri, un saluto di rispetto fatto di silenzio…

(as)

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