sabato , 25 novembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Carmelo Bene (01/09/1937)

«Io sono un capolavoro. Non nel senso di produrre, ma di essere un capolavoro, come disfacimento del concetto di soggetto».
«È il momento di prendere confidenza con le parole (non ‘La parola’!). E invece il linguaggio vi fotte, vi trafora, vi trapassa e voi non ve ne accorgete! Voi impugnate, applaudite l’ovvio. Voi siete dannati, ma io non vi sfido, non vi vedo».

«Non invidio nulla a chi sente il piacere di esserci. Io sono vicino all’inorganico, all’immateriale».

«L’arte è sempre stata borghese, mentecatta, stupida, consolatoria, ruffiana, cialtrona. L’arte deve essere incomunicabile, deve solamente superare se stessa, uscire fuori da noi, uscire fuori dal ‘modo’. Non posso che cercare di spiegare il mio disagio, non posso dare appuntamento al reale, l’ovvio, l’odio, il razionale. Il buio, spegniamo le luci!»

Interviste

Nota

Artista eccentrico, scontroso e a tratti misantropo, nemico dell’uomo “medio” almeno quanto della comune coscienza che l’uomo ha di se stesso. Raggiungendo una fama internazionale, rivoluziona il teatro e la cultura opponendosi a ogni sorta di storia, di assoggettamento dell’arte agli schemi quotidiani della vita civile e sociale. Il teatro di Carmelo Bene è abbandono totale all’ascolto, è un teatro che legge e restituisce all’orecchio e all’occhio il fascino della parola detta, della catena di significanti che sempre nella vita ci possiede e ci fa “parlati”. Lasciare che la parola faccia scempio di noi stessi, delle nostre identità di “soggetto”, rinunciare all’intelligenza, alla coscienza delle cose, che di fatto non abbiamo mai, ma semplicemente ci illudiamo di possedere, nei continui riferimenti ad un significato, ad un senso. Leggendo, l’attore compie un atto di oblio, dimentica se stesso, diventa “non essere” sulla scena, si trasforma così in “macchina attoriale”. E lo spettatore, per quanto “martire”, cioè testimone della lettura, non sarà mai in grado di raccontare, rievocare altrove ciò che nel teatro, sorta di non-luogo al riparo dai dettami dell’Essere, lo ha reso in balia di un totale, ispiegabile rapimento.

(fdb)

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