martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Carlo Rubbia (31/03/1934)

«Siamo su un treno che va a trecento chilometri all’ora, non sappiamo dove ci sta portando e, soprattutto, ci siamo accorti che non c’è il macchinista.»

Sull’energia del futuro

«[…] non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra.
Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo”, che consiste “nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile.
Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l’energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l’uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma.
[…] i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente».

 
da un’intervista rilasciata a Repubblica  

Sulla creazione dell’Universo

«…per quanto riguarda la creazione dell’Universo, il Big Bang, noi sappiamo […] che l’energia dello spazio vuoto è esattamente uguale all’energia dello spazio pieno. Da un punto di vista fisico, questo significa che quando si è creato l’universo non c’è stato dispendio di energia addizionale; perché l’energia dell’universo è fatta di due componenti: una componente negativa, che è energia potenziale, e una componente positiva, che è energia effettiva; e la somma dei due fa zero. Solo la meccanica quantistica permette di fare transizione da due stati isoenergetici, come sono lo spazio vuoto (prima della creazione) e lo spazio pieno (dopo la creazione)».

 Intervento presso l’SRM (Science and Religion in Media)

Sul progetto Icarus avviato nei laboratori del Gran Sasso per lo studio dei neutrini

«L’esperimento serve proprio a questo: per conoscere l’universo, di cui si pensa si conosca solo il 5% . Si pensa che i neutrini siano responsabili dell’esistenza della materia oscura, ed è una scoperta di proporzioni gigantesche, se si considera che la materia oscura, che ha “smascherato” la materia adronica di cui siamo fatti, non è la forma principale dell’universo. Gli scienziati continueranno a occuparsi dell’universo e del cosmo perché è nelle profondità di questi che si nascondono le risposte che cerchiamo […] I neutrini sono messaggeri spaziali che possono dirci molto sull’altra faccia dell’Universo, ossia la materia oscura e l’energia oscura che costituiscono per ben il 95%…»

 Intervento all’inaugurazione del progetto ICARUS, nei laboratori del Gran Sasso

Note

Carlo Rubbia, goriziano, si laurea alla Normale di Pisa nel 1957 con una tesi sugli esperimenti compiuti sui raggi cosmici.

Entra a far parte del CERN nel 1960, occupandosi di ricerca e sviluppo del Ciclotrone di Nevis sulle particelle elementari,del decadimento e la cattura nucleare dei mesoni. Promuovendo vari esperimenti, nel 1976, modifica un acceleratore SPS, allo scopo di far collidere le particelle protone-antiprotone aumentando l’energia prodotta: crea il collisionatore col quale nel 1983 scopre le particelle che sono responsabili dell’interazione debole. Nel 1984 riceve il Nobel insieme al suo collega Simon Van der Meer, mentre sta già progettando il LEP, un immenso collisionatore a elettroni e positroni. Dal 1971 al 1988 insegna Fisica presso l’Harvard University, quindi dirige il CERN di Ginevra dal 1989 al 1993 e dal 94 l’International Center for Theoretical Physics di Trieste, città in cui crea il Laboratorio Luce di Sincrotrone.

(rr)

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