mercoledì , 13 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Carlo Gozzi (13/12/1720)

«La scena è in Pechino, e nei sobborghi.

Il vestiario di tutti i personaggi è chinese, salvo quello di Adelma, di Calaf, e di Timur, ch’è alla tartara.

ATTO PRIMO

Veduta d’una porta della città di Pechino, sopra la quale ci sieno molte aste diferro piantate, sopra queste si vedranno alcuni teschi fitti, rasi; col ciuffo alla turca.

Scena prima

Calaf, indi Barach.

CALAF (uscendo da una parte)
Anche in Pechin qualch’animo cortese pur dovea ritrovar.

BARACH (uscendo dalla città)
Oimè! Che vedo!

CALAF (sorpreso)
Barach.

BARACH
Signor

CALAF
Tu qui!

BARACH Voi qui! Voi vivo!

CALAF
Taci; non palesarmi per pietade. Dimmi, come sei qui?

BARACH
Dopo la rotta
dell’esercito vostro sfortunato
sotto Astracan, veggendo i Nogaesi
fuggir sconfitti, e ‘l barbaro sultano
di Carizmo feroce, usurpatore
del regno vostro, già vittorioso
scorrer per tutto, in Astracan ferito
mi ritrassi dolente Quivi intesi,
che ‘l re Timur, genitor vostro, e voi
morti eravate nel conflitto. Io piansi.
Corro alla reggia per salvar Elmaze,
vostra madre infelice; e invan la cerco.
Già ‘l soldan’ di Carizmo furioso,
senza trovar chi s’opponesse, entrava
in Astracan coi suoi. Io disperato
fuggii dalla città. Peregrinando
più mesi andai. Qui in Pechin giunsi, e quivi
sotto nome di Assan, in Persia nato,
a una vedova donna m’abbattei
d’oppression colma, sfortunata; ed io
coi miei consigli, e con alcune gemme,
che avea, vendendo in suo favor, lo stato
dell’infelice raddrizzai. Mi piacque;
ella ebbe gratitudine; mia sposa
divenne alfine, e la mia sposa istessa
persian mi crede ancora, Assan mi chiama,
e non Barach. Qui vivo coi suoi beni,
povero a quel, che fui, ma fortunato
in questo punto son, dappoiché in vita
il principe Calaf, quasi mio figlio
da me allevato, io miro, e morto il piansi.
Ma come vivo, e come qui in Pechino?»

Estratto da Turandot

 «Se non credessi offender gli scrittori
che han rotto con lo scrivere ogni sbarra,
e son fatti del mondo inondatori,
io canterei di Marfisa bizzarra.
Ma appena m’udiranno, usciran fuori
con gli occhi tesi e con la scimitarra,
gridando che lo stil non è moderno,
e daran di gran colpi al mio quaderno.»

Incipit de La Marfisa bizzarra

Nota:

«Carlo Gozzi, fondatore dell’Accademia dei Granelleschi, inventore di un genere nuovo, quello della “fiaba teatrale”, autore o riduttore di non so quante commedie, “protettore” della Compagnia Sacchi e, a suo modo, “poeta di teatro”, estensore di un poema eroicomico, di un libro di memorie e di innumerevoli rime bernesche, polemista e libellista instancabile, interessato alle dispute sulla lingua, fu, certo, un letterato di razza, e tra libri e scene trascorse quasi tutta la sua lunghissima vita.»

G. Petronio dal sito carlogozzi.com

Non c’è solo la Turandot tradotta da Schiller tra i grandi meriti del veneziano Carlo Gozzi, ma anche una capacità anticipatrice di commistionare tragedia e farsa all’interno della stessa opera. Autore satirico – ebbe modo di contestare alcune scelte di Carlo Goldoni parodiandone lo stile – fu anche il creatore indiscusso della fiaba teatrale.

(rrb)

Informazioni su asterischi

asterischi

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com