martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Carlo Goldoni (25/02/1707)

 

«Don Marzio e Ridolfo

Ridolfo (Ecco qui, quel che non tace mai, e che sempre vuole aver ragione.) (da sè)

Don Marzio Caffè!

Ridolfo Subito, sarà servita.

Don Marzio Che vi è di nuovo, Ridolfo?

Ridolfo Non saprei, signore.

Don Marzio Non si è ancora veduto nessuno a questa vostra bottega.

Ridolfo E’ per anco buon’ora.

Don Marzio Buon’ora? Sono sedici ore sonate.

Ridolfo Oh illustrissimo no, non sono ancora quattordici.

Don Marzio Eh, via, buffone!

Ridolfo Le assicuro io che le quattordici ore non sono sonate.

Don Marzio Eh, via, asino.

Ridolfo Ella mi strapazza senza ragione.

Don Marzio Ho contato in questo punto le ore, e vi dico che sono sedici; e poi guardate il mio orologio (gli mostra l’orologio); questo non fallisce mai.

Ridolfo Bene, se il suo orologio non fallisce, osservi; il suo orologio medesimo mostra tredici ore e tre quarti.

Don Marzio Eh, non può essere. (cava l’occhialetto e guarda)

Ridolfo Che dice?

Don Marzio Il mio orologio va male. Sono sedici ore. Le ho sentite io.

Ridolfo Dove l’ha comprato quell’orologio?

Don Marzio L’ho fatto venir di Londra.

Ridolfo L’hanno ingannata.

Don Marzio Mi hanno ingannato? Perché?

Ridolfo Le hanno mandato un orologio cattivo. (ironicamente)

Don Marzio Come cattivo? E’ uno dei più perfetti, che abbia fatto il Quarè.

Ridolfo Se fosse buono, non fallirebbe di due ore.

Don Marzio Questo va sempre bene, non fallisce mai.

Ridolfo Ma se fa quattordici ore meno un quarto, e dice che sono sedici.

Don Marzio Il mio orologio va bene.

Ridolfo Dunque saranno or ora quattordici, come dico io.

Don Marzio Sei un temerario. Il mio orologio va bene, tu di’ male, e guarda ch’io non ti dia qualche cosa nel capo. (un giovane porta il caffè)

Ridolfo E’ servita del caffè. (con sdegno) (Oh che bestiaccia!) (da sè)

Don Marzio Si è veduto il signor Eugenio?

Ridolfo Illustrissimo signor no.

Don Marzio Sarà in casa a carezzare la moglie. Che uomo effeminato! Sempre moglie! Non si lascia più vedere, si fa ridicolo. E’ un uomo di stucco. Non sa quel che si faccia. Sempre moglie! sempre moglie! (bevendo il caffè)

Ridolfo Altro che moglie! E’ stato tutta la notte a giuocare qui da messer Pandolfo.

Don Marzio Se lo dico io. Sempre giuoco. Sempre giuoco! (da la chicchera e s’alza)

Ridolfo (Sempre giuoco; sempre moglie; sempre il diavolo, che se lo porti!) (da sè)

Don Marzio E’ venuto da me l’altro giorno con tutta segretezza a pregarmi che gli prestassi dieci zecchini sopra un paio di orecchini di sua moglie.

Ridolfo Vede bene; tutti gli uomini sono soggetti ad avere qualche volta bisogno; ma non tutti hanno piacere poi che si sappia, e per questo sarà venuto da lei, sicuro che non dirà niente a nessuno.

Don Marzio Oh io non parlo. Fo volentieri servizio a tutti, e non me ne vanto. (mostra gli orecchini in una custodia) Eccoli qui; questi sono gli orecchini di sua moglie. Gli ho prestato dieci zecchini; vi pare che io sia coperto?

Ridolfo Io non me ne intendo, ma mi par di sì.

Don Marzio Avete il vostro garzone?

Ridolfo Ci sarà.

Don Marzio Chiamatelo. Ehi, Trappola.»

dalla Bottega del caffè, atto I, scena III

«Non mi vanterò io già d’essermi condotto a questo se­gno, qualunque ei si sia, di miglior senso, col mezzo di un assiduo metodico studio sull’Opere o precettive, o esemplari in questo genere de’ migliori antichi e recenti Scrittori e Poeti, o Greci, o Latini, o Francesi, o Italiani, o d’altre egualmente colte Nazioni; ma dirò con ingenuità, che sebben non ho trascurata la lettura de’ più venera­bili e celebri Autori, da’ quali, come da ottimi Maestri, non possono trarsi che utilissimi documenti ed esempli: contuttociò i due libri su’ quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro. Il primo mi mostra tanti e poi tanti vari carat­teri di persone, me li dipinge così al naturale, che paion fatti apposta per somministrarmi abbondantissimi argo­menti di graziose ed istruttive Commedie: mi rappresenta i segni, la forza, gli effetti di tutte le umane passioni:  mi provvede di avvenimenti curiosi: m’informa de’ correnti costumi: m’intruisce de’ vizi e de’ difetti che son più co­muni del nostro secolo e della nostra Nazione, i quali me­ritano la disapprovazione o la derisione de’ Saggi; e nel tempo stesso mi addita in qualche virtuosa Persona i mezzi coi quali la Virtù a codeste corruttele resiste, ond’io da questo libro raccolgo, rivolgendolo sempre, o meditando­vi, in qualunque circostanza od azione della vita mi trovi, quanto è assolutamente necessario che si sappia da chi vuo­le con qualche lode esercitare questa mia professione. Il secondo poi, cioè il libro del Teatro, mentre io lo vo ma­neggiando, mi fa conoscere con quali colori si debban rap­presentar sulle Scene i caratteri, le passioni, gli avvenimen­ti, che nel libro del Mondo si leggono; come si debba ombreggiarli per dar loro il maggiore rilievo, e quali sien quelle tinte, che più li rendon grati agli occhi dilicati degli spettatori. Imparo in somma dal Teatro a distinguere ciò ch’è più atto a far impressione sugli animi, a destar la ma­raviglia, o il riso, o quel tal dilettevole solletico nell’uman cuore, che nasce principalmente dal trovar nella Comme­dia che ascoltasi, effigiati al naturale, e posti con buon garbo nel loro punto di vista, i difetti e ‘l ridicolo che trovasi in chi continuamente si pratica, in modo però che non urti troppo offendendo.»

dalla Prefazione al tomo I delle Commedie

«Sì, bisogna trattare argomenti di carattere; è la risorsa del buon teatro, è da qui che il grande Molière ha iniziato la sua carriera ed è arrivato a quel grado di perfezione, che gli antichi ci hanno indicato e i moderni non hanno ancora eguagliato. […] la commedia era la mia vocazione e il buon teatro era il mio scopo: avrei avuto torto, se la mi ambizione fosse stata di accostarmi ai maestri dell’arte; ma io aspiravo a riformare gli abusi del teatro del mio paese, e non era necessaria molta sapienza per riuscirvi.»

dai Mémoires I, capitolo 40.

Nota:

Carlo Goldoni fu uno dei più importanti commediografi settecenteschi. Suo il merito di aver riformato la Commedia italiana, fino ad allora fossilizzata negli stereotipi della Commedia d’Arte, e di aver così creato una “Commedia di carattere”, basata su una più approfondita analisi psicologica dei personaggi e su un testo teatrale redatto in ogni suo punto. I grandi libri da cui studia sono il “Mondo” ed il “Teatro”: a partire quindi dalla reale esperienza quotidiana, riesce a riformare il teatro “nel teatro”, evitando di perdersi in mere speculazioni teoriche ma basandosi sull’applicazione pratica.

(ag)

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