domenica , 20 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Camillo Sbarbaro (12/01/1888)

 

 

«Taci, anima stanca di godere

e di soffrire (all’uno e all’altro vai

rassegnata).

Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio.
                        Giaci come

il corpo, ammutolita, tutta piena
d’una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse

il fiato…
                        Invece camminiamo.

Camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case

sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioja e di dolore

non ci tocca. Perduta ha la sua voce

la sirena del mondo, e il mondo è un grande

deserto.
                        Nel deserto

io guardo con asciutti occhi me stesso.»

(da Pianissimo, 1914)

 

«Esco dalla lussuria,

                        M’incammino

per i lastrici sonori nella notte.

Non ho rimorso e turbamento. Sono

solo tranquillo immensamente.
                        Pure

qualche cosa è cambiato in me, qualcosa

fuori di me. […] »

(da Pianissimo, 1914)

Nota:

Camillo Sbarbaro nasce in provincia di Genova e conduce una vita molto appartata, estranea agli ambienti letterari. Appassionato di licheni (che lui chiama «effervescenze»), vive dando lezioni di latino e greco e facendo traduzioni. La sua sensibilità di poeta e artista si esprime attraverso raccolte poetiche che possono essere incise entro le coordinate dell’espressionismo. Espressionismo che, nella sua prima raccolta, Pianissimo, si rivela più nei temi che nelle forme. Parole della quotidianità che vengono chiamate a scandagliare l’animo umano. L’inerzia e l’aridità psicologica vengono evocate attraverso quel placido distacco a volte frainteso e sottovalutato. Il poeta si degrada e diventa semplice uomo di massa e al poeta non rimane che prendere coscienza di tale condizione: diventa spettatore di se stesso. Lo sdoppiamento dell’io approda ben presto a dei contrasti ancora più forti quali il desiderio di un amore figlio di pulsioni autentiche e la sua irrealizzabilità, il bisogno di una dimensione sociale e l’inevitabile «deserto» cittadino in cui il rapporto reale con l’altro è impossibile. Questi sono solo alcuni dei motivi che hanno portato Dino Campana a pronunciarsi in favore di Sbarbaro dicendo che lui: «vale più di tutti i vocioni (voci + ani) a piena orchestra».

(rb)

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