lunedì , 11 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Boris Spasskij (30/01/1937)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Signor Presidente,
nel 1972 Bobby Fischer divenne un eroe nazionale. Mi sconfisse nel match per il campionato del mondo a Reykjavík, sbaragliando l’armata dei grandi scacchisti sovietici. Un solo uomo sconfisse un’intera armata. Poco dopo, Fischer smise di giocare. In questo, rievocò la triste storia di Paul Morphy che, a ventuno anni, creò intorno a sé un’aura di leggenda sconfiggendo tutti i principali maestri europei e aggiudicandosi ufficiosamente la palma di campione del mondo. Poi smise di giocare e la sua esistenza si concluse tragicamente a New Orleans nel 1884, quando aveva solo quarantasette anni. Nel 1992, vent’anni dopo Reykjavík, avvenne il miracolo. Bobby ricomparve e disputammo un match in Jugoslavia. Tuttavia, in quel periodo, era in vigore contro la Jugoslavia un regime di sanzioni che impediva ai cittadini americani di intraprendere qualunque tipo di attività nel territorio di quel paese. Bobby violò le disposizioni del Dipartimento di Stato e il 15 dicembre 1992 la corte distrettuale degli USA emise contro di lui un mandato di arresto. Io invece sono cittadino francese dal 1998 e il governo non ha intrapreso alcuna misura contro di me. Dal 13 luglio 2004, Bobby è detenuto nel carcere dell’aeroporto di Narita per violazione delle leggi sull’immigrazione. Gli eventi sono stati riportati dai media. La legge è legge, non lo metto in dubbio, ma quello di Fischer non è un caso comune. Bobby ed io siamo amici dal 1960, quando vincemmo ex aequo al torneo di Mar-del-Plata. Bobby ha una personalità tormentata, me ne accorsi subito: è onesto e altruista, ma assolutamente asociale. Non si adegua al modo di vita di tutti, ha un elevatissimo senso della giustizia e non è disposto a compromessi né con sé stesso né con il prossimo. È una persona che agisce quasi sempre a proprio svantaggio. Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è fatto così. Vorrei chiederle soltanto una cosa: la grazia, la clemenza. Ma se per caso non è possibile, vorrei chiederle questo: la prego, corregga l’errore che ha commesso François Mitterrand nel 1992. Bobby ed io ci siamo macchiati dello stesso crimine. Applichi quindi le sanzioni anche contro di me: mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera.»

Lettera scritta al Presidente degli Stati Uniti per chiedere la liberazione di Bobby Fischer

Nota:

Boris Vasil’evic Spasskij è uno scacchista russo, poi naturalizzato francese. Uno dei più grandi talenti della scuola sovietica cominciò la sua carriera a 18 anni vincendo il torneo juniores di scacchi e consacrandosi a livello internazionale. Tuttavia il suo nome resa legato ai tre campionati del mondo vinti, dal 1969 e al 1971, e soprattutto alla finalissima del 1972 contro Bobby Fisher. L’incontro fu disputato in condizioni politiche particolarissime, si era nel pieno della guerra fredda, e l’incontro tra un sovietico e uno statunitense fu subito salutato come una sorta di sfida per misurare il valore delle due superpotenze. In realtà la gara fu caricata di significato mediatico, venne definita “la sfida del secolo”, ma nessuno dei due giocatori incarnava la retorica politica del proprio paese. Il russo è sempre stato un personaggio elegante e signorile, anni luce distante dalla austera pomposità sovietica e sempre interessato a mantenere il mondo degli scacchi in un limbo felice e depoliticizzato, mentre Fisher, personaggio schivo e incline all’isolamento, fu sempre figura assai atipica e non conforme agli standard americani. Alla fine vinse l’americano. Nel 1992 proprio Fischer propose l’idea di una rivincita nel Montenegro e a Belgrado, territori che all’epoca erano sotto l’embargo dell’ONU. Un affronto che gli sarebbe costato caro quando nel 2004 venne arrestato in Giappone per conto degli Stati Uniti D’America, proprio a causa di quell’episodio. Il russo scrisse un accorato appello, pubblicato all’inizio di questo post, in cui chiese la liberazione dell’amico o la carcerazione comune. Anche questo è Boris Spasskij.

«Quando Bobby arrivò, Boris era, come al solito, seduto al tavolo. Bobby non si sedette ma gironzolò ispezionando l’attrezzatura televisiva, e a questo punto Boris tradì un’indignata agitazione. Bobby controllò il telecomando della telecamera per possibili fonti di rumore. Schmid osservava la procedura e diventò ansioso. Sentiva che la partita era ancora una volta a rischio. Schmid prese Bobby per un braccio tentando di farlo dirigere verso il tavolo. Bobby respinse le sue suppliche. “Il Grande Maestro americano si concesse grande libertà nei commenti, che a sentirli erano tutt’altro che condivisibili”, disse Spasskij più tardi. Finalmente soddisfatto della telecamera, si preparò per la partita.»

William Lombardy, scacchista statunitense commentando la “sfida del secolo” 

(rrb)

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