mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Billie Holiday (07/04/1915)

 

«Mi hanno detto che nessuno canta la parola “fame” e la parola “amore” come le canto io. Forse è perché so cosa han voluto dire queste parole per me, e quanto mi sono costate.»

«Io non mi figuro di cantare. Io mi sento come se suonassi uno strumento a fiato. Cerco di improvvisare come Lester Young, come Louis Armstrong, o qualcun altro che ammiro. Quello che esce fuori è ciò che sento. Non mi va di cantare una canzone così com’è. Devo cambiarla alla mia maniera. È tutto quello che so.»

dall’autobiografia di Billie Holiday, Lady Sings the Blues

 

«Gli alberi del Sud producono uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue alle radici,un corpo nero che ondeggia nella brezza del Sud, uno strano frutto che pende dai pioppi.

Una scena pastorale nel valoroso Sud, gli occhi sporgenti e la bocca storta, profumo di magnolia dolce e fresco, e d’improvviso l’odore della carne che brucia.

Qui c’è un frutto che i corvi possono beccare, che la pioggia inzuppa, che il vento sfianca, che il sole marcisce, che l’albero lascia cadere, qui c’è uno strano e amaro raccolto.»

 da Strange Fruit

 

 «La vita è cupa per me, i giorni lunghi come anni, ho cercato il sole ma non ne vedo nessuno, tra le mie lacrime il tuo cuore dev’esser di pietra per lasciarmi da sola così, quando potresti far la mia vita degna di viverla, solo prendendo ciò che io voglio darti, dolce cuore.»

da Body and Soul

 «Non sopporto cantare la stessa canzone nello stesso modo per due sere di fila, figuriamoci per due o dieci anni. Se lo fai, e non è musica, è compito sotto stretta consegna o esercizio o far yodel o qualcosa del genere, non musica.»

traduzione a cura di Asterischi  (ct)

 «È come se un gioco di finzione fosse terminato e una cantante di blues, che finora aveva tenuto nascosto il vero dolore sotto una serie di canzonette d’amore, avesse sollevato il sipario e ci avesse rivelato cosa realmente l’ha fatta piangere… È un’opera d’arte incredibilmente perfetta che rovescia la relazione consueta tra una persona di spettacolo nera e il suo pubblico bianco. ‘Vi ho intrattenuto,’ sembra dire, ‘ora ascoltatemi’. Le convenzioni di cortesia tra razza e razza sono sparite. È come se ascoltassimo i discorsi che si fanno nelle capanne, dopo che i predatori notturni si sono allontanati… Se mai la rabbia degli sfruttati dovesse raggiungere livelli sufficientemente alti negli stati del Sud, adesso ha trovato una sua Marsigliese.»

dalla recensione di Strange Fruit di Samuel Grafton sul New York Post, 1939

Nota:

Nella voce graffiante e bruna di Billie Holiday c’è un blues lungo quarantotto anni. Lady Day è la signora del blues, non perché lo canta, ma perché lo incarna: tra uno scabro passato fatto di abbandono, violenza, prostituzione e arresti, e una fine per mano dell’alcol e delle droghe sta la breve vita di una cantante di jazz e blues degli anni ’40. Nera. Nera in un’America ancora segregazionista, che a stento la lasciava esibirsi come un puntino nero nell’orchestra bianca, per poi confinarla nei camerini o nei vicoli dietro i club. E Billie Holiday diviene ancor più icona dell’orgoglio nero quando dismette i panni di leggera intrattenitrice e canta Strange Fruit: il dolore di fronte al corpo di un uomo nero, impiccato ad un albero. Con maturità intellettuale ed artistica, con immenso coraggio, Billie Holiday lascia un vero testamento per la sua gente, per la storia, per gli artisti a venire: “Vi ho intrattenuto” sembra dire “Ora ascoltatemi”.

 (ct)

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