domenica , 24 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Bernardo Bertolucci (16/05/1941)

«Rivedere un film dopo tanti anni è un’esperienza diversa da quella vissuta in passato. Non sempre il tempo migliora i film, anzi, in alcuni casi il ricordo è migliore della realtà. Il cinema invecchia così come invecchia la realtà, anche se ci sono dei capolavori che non perdono mai la propria importanza.»

«Il cinema italiano ha sempre sofferto la pesante eredità del Neorealismo e ha sentito troppo spesso la necessità di ripetere una formula del passato. Artisti come Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Crialese, sono capaci di guardare oltre creando qualcosa di nuovo. Non si concentrano solo sulla storia, ma sul linguaggio, sullo stile. Io sono sempre felice quando trovo che un film si pone la vecchia domanda di Bazin, ‘Che cos’è il cinema?’ e mostra il desiderio di capire.»

«Marlon Brando mi ha dato così tanto in quel film. Alla fine delle riprese non voleva più vedermi perché si è reso conto di tutto ciò che era successo sul set. Aveva capito di aver dato vita a un film che continuava a vivere di vita propria, a un evento unico. L’essenza di Marlon, la sua vera natura, è emersa nel film e forse lui non voleva questo.»

«Quando stavo girando Ultimo tango a Parigi ero stato sedotto dai libri di Georges Bataille. Nella stessa epoca un mio coetaneo giapponese stava realizzando Ecco l’impero dei sensi. Penso che i nostri lavori facciano parte di un pensiero comune. Entrambi sentivamo il bisogno di parlare della sessualità in un modo mai affrontato prima di allora dal cinema. Io avevo scritto nella sceneggiatura del mio film una scena in cui i miei due protagonisti si chiudono in casa per scoprire l’odore dell’altro. Anche Nagisa Oshima aveva inserito una scena simile nello script, ma né lui né io le abbiamo girate. Penso che sia difficile inserire un concetto come l’odore nei film.»

«Mi sono recato in Cina intorno al 1994-96 e ho vissuto tutti i cambiamenti. Ho visto i sorrisi sbocciare sui volti dei cinesi che camminavano per la strada man mano che il paese si apriva alla libertà. Io ero un privilegiato perché mi è stato dato il permesso di entrare con le cineprese nella Città Proibita e visitare il padiglione dell’Imperatore. Credo che quella cinese sia una cultura straordinaria, antichissima. Quando parlo con un cinese dico sempre che è cinquemila anni più vecchio di me. Anche se io non fossi rimasto in contatto col la cultura cinese, la Cina sarebbe rimasta in contatto con me.»

da un’intervista di Alessia Starace

«All’epoca [durante il ‘68] si andava a letto la sera sapendo che ti saresti svegliato ‘nel futuro’ e non semplicemente ‘domani’. Mi chiedo se la nuova generazione di giovani di oggi avrà mai la possibilità di avere questo grande potenziale davanti. Se riuscirà mai a sognare.»

«Con questo film [The Dreamers] voglio dire loro “cari ragazzi se era giusto alla vostra età ribellarsi negli anni ’60, allora a maggior ragione è giusto anche oggi”. Se ci riuscirò a trasmettere tutto questo non lo so perché da molti anni ho perso la fiducia nel potere del cinema, forse quando feci Novecento avevo ancora l’illusione che un film potesse in qualche modo cambiare la realtà ma ora non ci credo più. Credo che il cinema sia solo un movimento nel grande fiume della cultura.»

«C’è in atto un tentativo di archiviare il ’68 come qualcosa di profondamente negativo. Se si pensa a quelli che sono i nostri rapporti interpersonali, alla struttura della società odierna, ai rapporti uomo-donna, alla condizione, alla situazione ed alle conquiste fatte dalla donna dopo il ’68 ci si rende conto che noi viviamo in una società che è stata prefigurata e soprattutto che è stata ridisegnata proprio nel ’68. Come si faccia a dire che è stato un fallimento io personalmente proprio non riesco a capirlo. Non solo è un errore storico ovvio, ma anche un’evidente ingiustizia.»

da un’intervista di Luciana Morelli

Nota:

Bernardo Bertolucci è da annoverare tra i più grandi registi di sempre, e di certo il meno italiano tra gli italiani. Affrancatosi da Pasolini, sua culla, Bertolucci lavora soprattutto con grandi attori stranieri (Marlon Brando, Robert De Niro, Jean-Louis Trintignant tra gli altri) usando il pianeta come set: in Marocco fa parlare i Tuareg ne Il Tè nel deserto, in Nepal ambienta la storia del Piccolo Buddha, ed è l’unico di sempre a penetrare nella Città Proibita per raccontare la storia dell’Ultimo Imperatore di Cina. Come ogni mente geniale, Bertolucci non scinde mai le alte vicende umane dall’introspezione profonda e inesorabile del singolo: Novecento, The Dreamers, e lo scandaloso Ultimo Tango a Parigi fondono il sesso, il rapporto tra fratelli e la famiglia col racconto di vicende socio-politiche cruciali dagli inizi del XX secolo fino al ’68. Il Conformista, paradigma dell’ “effetto Bertolucci”, pare persino ridefinire il Fascismo come prodotto della pavidità dell’uomo, della sua incapacità di scegliere. Non a caso tale pellicola è stata scelta per rappresentare il regista a Cannes, dove solo pochi giorni fa il presidente di giuria Robert De Niro gli ha consegnato la Palma d’Oro alla Carriera.

(ct)

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