martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Benito Pérez Galdós (10/05/1843)

«Non sai cosa sono i fiori?
- Beh, i fiori – disse il cieco, un po’ confuso, avvicinandoli al suo viso – sono… come dei sorrisi che crea la terra… in verità non so molto del regno vegetale!
- Madre Santissima, non sai niente! – esclamò Maria, accarezzando le mani del suo amico – . I fiori sono le stelle della terra.
- Che stupidaggine. E le stelle cosa sono?
- Le stelle sono gli occhi di quelli che sono andati in Cielo.
- Allora i fiori…
- Sono gli occhi di quelli che sono morti ma non sono ancora andati in Cielo – affermò la Nela con convinzione – I morti vengono seppelliti sottoterra. E siccome lì sotto non possono stare senza dare un’occhiata alla Terra, mandano qualcosa di se stessi che sale sotto forma di fiore. Quando in un prato ci sono molti fiori è perché lì… in tempi passati, sono stati seppelliti tanti morti…»

Da Marianela, Traduzione a cura di Asterischi (as)

 

«L’esperienza è una fiamma che non illumina se non bruciando».

Da La corte di Carlo IV, trad. a cura di Asterischi (as)

 

«Se nella storia non ci fosse altro che guerre; se i suoi unici attori fossero le celebrità personali, come sarebbe piccola! È nel vivere lento e quasi sempre doloroso della società, in quello che fanno tutti e in quello che fa ognuno. Al suo interno niente è indegno di essere narrato, così come nella Natura non è meno degno di studi il dimenticato insetto dell’incommensurabile architettura dei regni. I libri che formano i capisaldi di questo secolo, come disse un saggio, ci confondono con tutte quelle chiacchiere sui grandi uomini, su se hanno fatto questo o quello, o hanno detto questa o quella cosa. Conosciamo attraverso di loro le azioni culminanti, che sono sempre le battaglie, carneficine orrende, o interminabili racconti di re e dinastie, che preoccupano il mondo con le loro dispute o i loro matrimoni; e nel frattempo la vita interna rimane nell’ombra, dimenticata, sepolta. Riposa la società nell’immenso ossario senza scritte né croci né segno alcuno: non c’è memoria delle persone, e hanno solo statue ed epitaffi i vani personaggi… Ma i posteri vogliono sapere tutto: scavano, rigirano, esaminano, interrogano le ossa dimenticate senza nome: non si accontentano di sapere a memoria tutte le peripezie degli immortali, da Cesare a Napoleone, e desiderando affondare nel passato, vogliono far rivivere davanti a loro altri grandi attori del dramma della vita, quelli che in tutte le lingue hanno un nome vago, e che nella nostra si chiamano Tizio e Caio».

Da L’equipaggio del re José, capitolo IV, Traduzione a cura di Asterischi (as)

 

Nota:

Vero e proprio mito del suo tempo, Benito Pérez Galdós ha il merito di essere realista, ma realista fino in fondo. Passa la sua vita viaggiando per tutta la Spagna, semplicemente per conoscerla, per rubare conversazioni e visioni, per scriverla. Si serve del canonico romanzo, ma anche del teatro e dell’articolo per far parlare il popolo, lontano dallo stile artificioso e pedante. Un quasi Nobel, chissà perché solo quasi…

(as)

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