martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Assia Djebar (30/06/1936)

assia_djebar

«Chi dice che la “colonia” debba essere per forza un terreno vergine dove si installano e si avventurano dei pionieri impazienti di costruire a vuoto, da zero e per tutti?

No, la colonia è innanzitutto un mondo diviso in due: “noi che costruiamo siamo gli stessi che abbiamo distrutto” (non tutto, ma quasi tutto!) e “ciò che resta” (prima di noi e prima delle nostre distruzioni, delle nostre lotte che si portano dietro un ricordo forse glorioso).

Questo ci riguarda, anonimamente, dal “prima” – perché il tempo è frazionato, c’è una durata, una storia per gli uni, una storia per gli altri.

A partire dal “prima” e più tardi, per coloro che non saranno i figli né degli uni, né degli altri…

La colonia è un mondo senza eredi, senza eredità. I figli dei due mondi non vivranno nella casa dei loro padri! E hanno tutti degli antenati, che gli hanno lasciato soltanto l’astio da condividere, anzi l’oblio, o spesso il desiderio di partire, di fuggire, di rinnegare, di cercare non importa quale orizzonte, nei volteggi di crepuscolo, per evadere…

La colonia, la divisione, la bambina: è iscritta nel suo corpo, ogni sesso è distinto, ciascuno è distrutto dalla propria posterità, e così lei barcolla davanti ad un territorio senza limiti, un Sahara, una terra di “riserve” per riprovati, un campo per detenuti perpetui, al confino… ».

Nulle part dans la maison de mon père

«Di ritorno dalle lunghe vacanze estive, noi, le musulmane del collegio, contrariamente alle europee, non avevamo niente da confessare in fatto di amori appena nati, di corrispondenze segrete, di baci rubati, serate trascorse sulle spiagge – le spiagge, per noi, erano doppiamente vietate poiché riservate agli europei, dai più ricchi ai più poveri, ma anche perché i nostri uomini, ammesso che fossero tollerati “laggiù”, loro stessi avrebbero a loro volta avvertito l’esposizione delle loro figlie e delle loro donne in costume da bagno come un’incongruità! In convitto, noi ragazzine o adolescenti, appena ci liberavamo a metà del foulard, del velo, di tutto questo travestimento, della camicetta blu obbligatoria che, per le altre del collegio, era un’uniforme difficile da sopportare, per noi musulmane, era, al contrario, il segno promettente di una futura rivelazione del nostro corpo nubile.»

Nulle part dans la maison de mon père

«Si, speravo che tutto fosse cambiato e invece, tutto restava uguale in qualche modo. Si sarebbero preoccupati ancora di farmi sposare. E perché quindi? Mi chiesi improvvisamente. E perché quindi? Ripetevo con una vena di furore. Per avere l’incubo che loro non cambiano né in tempo di pace, né in tempo di guerra, per svegliarmi nel bel mezzo della notte e interrogarmi su ciò che dorme in fondo al cuore dell’uomo che condividerà il mio letto… per tornare bambina e per piangere, perché la vita non si vive mai da sola per una donna, la morte è sempre dietro di lei, furtiva, rapida, e sorride alle madri….si, perché quindi? Mi dissi.»

Femmes d’Alger dans leur appartement

Traduzione a cura di Asterischi (mc)

Nota

Assia Djebar, pseudonimo di Fatima-Zohra Imalayène, è una scrittrice di origini algerine che scrive le sue opere in lingua francese. Dopo gli studi ad Algeri, si trasferisce a Parigi dove inizia la carriera di scrittrice utilizzando lo pseudonimo con cui è divenuta celebre. Cresciuta tra due mondi, l’Algeria europea, colonizzata dai francesi e  l’Algeria di tradizione araba, ha sempre mostrato grande interesse per le tematiche legate alla condizione delle donne nell’Islam, interessandosi non soltanto alla letteratura ma anche al cinema. Considerata una delle più importanti scrittrici francofone nordafricane, è anche la prima donna magrebina ad essere ammessa all’Académie française.

Informazioni su Melania Caruso

Melania Caruso
Nasce a Catania nel 1989. Studia lingue e culture europee ed è mediatore interculturale. Tra le sue passioni, il cinema e la letteratura francese.

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