sabato , 21 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Arthur Schopenhauer (22/02/1788)

« “Il mondo è una mia rappresentazione”: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante, benché l’uomo soltanto possa averne coscienza astratta e riflessa. E quando l’uomo abbia di fatto tale coscienza, lo spirito filosofico è entrato in lui. Allora, egli sa con certezza di non conoscere né il sole né la terra, ma soltanto un occhio che vede un sole, e una mano che sente il contatto d’una terra; egli sa che il mondo circostante non esiste se non come rappresentazione, cioè sempre e soltanto in relazione con un altro essere, con il percipiente, con lui medesimo. »

«Che ogni felicità sia di natura negativa soltanto, e non positiva…ne abbiamo una prova anche in quello specchio fedele dell’essenza del mondo e della vita che è l’arte, soprattutto nella poesia. Ogni poesia epica o drammatica può in ogni caso rappresentare soltanto uno sforzo, un’aspirazione attiva, una lotta per la conquista della felicità, e non mai la felicità stessa durevole e compiuta. Essa conduce il suo eroe attraverso mille difficoltà e pericoli sino alla meta: non appena questa è raggiunta, subito lascia cadere il sipario. Null’altro, infatti, le resterebbe se non mostrare che la luminosa meta, nella quale l’eroe sognava di trovare la felicità, ha beffato anche lui, di modo che, quando l’ha raggiunta, egli non si trova meglio di prima. »

«La volontà è sempre volontà di qualche cosa, dunque ha un oggetto, un fine…Ogni fine conseguito non fa che segnare il punto di partenza di un nuovo fine da raggiungere, e così all’infinito…Di tal natura sono infine gli sforzi e i desideri umani, che ci fanno brillare innanzi alla loro realizzazione come fosse il fine ultimo della volontà; ma non appena soddisfatti, cambiano fisionomia; dimenticati, o relegati tra le anticaglie, vengono sempre, lo si confessi o no, messi da parte come illusioni svanite. Fortunato abbastanza colui al quale resti ancora da accarezzare qualche desiderio, qualche aspirazione:potrà continuare a lungo il gioco del perpetuo passaggio dal desiderio all’appagamento e dall’appagamento al nuovo desiderio, gioco che lo renderà felice se il passaggio è rapido, infelice se lento; ma se non altro non cadrà in quella paralizzante stasi che è sorgente di stagnante e terribile noia, di desideri vaghi, senza oggetto preciso, e di languore mortale.»

«La vita è paragonabile a una via circolare, coperta, fuorché in qualche tratto, di carboni ardenti, e che noi dobbiamo percorrere; gli illusi, confortati dalla freschezza del tratto su cui si trovano, e che si vedono vicino, seguitano a percorrerla. Ma chi, riuscendo a veder oltre il principium individuationis, riconosce la natura della cosa in sé o del tutto, non è più capace di simili conforti; vede che dappertutto è lo stesso e se ne va. La sua volontà si rivolge: non afferma più la propria essenza; la nega. Il fenomeno, in cui si manifesta il rivolgimento, è il passaggio dalla virtù all’ascesi…Il primo passo nell’ascesi, o negazione della volontà, è una libera e perfetta castità, che nega questo affermarsi della volontà oltre la vita individuale…L’ascesi si manifesta inoltre nella povertà volontaria e intenzionale: essa non sorge per accidens, in quanto ci si spoglia dei propri beni per addolcire le sofferenze altrui; ma ha per fine se stessa, e deve servire di costante mortificazione della volontà…Pratica il digiuno, la macerazione…per abbattere sempre più…quella volontà in cui ravvisa e detesta l’origine della travagliata esistenza sua e del mondo. La morte infine, quando viene a distruggere la manifestazione di una tale volontà, ch’egli aveva già da tempo con atto di libera negazione uccisa nella sua essenza, è da lui salutata con gioia, e accolta festosamente come una liberazione sospirata.»

(da “Il mondo come volontà e rappresentazione”, 1818. Traduzione di N. Palanga )

«Nessun essere, eccetto l’uomo, si stupisce della propria esistenza; per tutti gli animali essa è una cosa che si intuisce per se stessa, nessuno vi fa caso…Quanto più in basso si trova un uomo bella scala intellettuale, tanto meno misteriosa gli appare la stessa esistenza: gli sembra piuttosto che il tutto, così com’è, si comprenda da sé…Al contrario la meraviglia filosofica…è condizionata da uno svolgimento superiore dell’intelligenza, ma non da questo soltanto: senza dubbio è anche la conoscenza della morte, e con essa la considerazione del dolore e della miseria della vita, ciò che dà il più forte impulso alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo. Se la nostra vita fosse senza fine e senza dolore, forse non verrebbe in mente a nessuno di chiedersi il perché il mondo esista e perché sia fatto così com’è fatto.»

«La brama dell’amore, l’ìmeros che i poeti di tutti i tempi hanno incessantemente cercato di esprimere in innumerevoli modi…, che unisce al possesso di una determinata donna l’idea di una felicità infinita e al pensiero di non poterla avere un dolore indicibile, – questa brama e questo dolore dell’amore non possono trarre la loro essenza dai bisogni di un individuo effimero, ma sono il sospiro dello spirito della specie, che qui si vede sul punto di ottenere o di perdere un mezzo insostituibile per i suoi fini e perciò geme profondamente. Solo la specie ha una vita infinita ed è quindi capace di desideri infiniti, di infinito appagamento e di infiniti dolori. Qui, però, questo infinito è imprigionato nel petto angusto di un mortale: nessuna meraviglia, dunque, che tale petto sembri voler scoppiare e non possa trovare alcuna espressione per il presentimento che lo riempie di infinita voluttà o di infinito dolore.»

«Ogni opera d’arte…propriamente si sforza di mostrarci la vita e le cose, come sono in verità, ma che, per la nebbia di accidentalità obiettive e subiettive, non possono essere immediatamente comprese da ognuno. L’arte toglie via questa nebbia.»

(da “Supplementi al ‘Mondo come volontà e rappresentazione’”, 1844. Traduzione di G. De Lorenzo)

«Le religioni sono figlie dell’ignoranza, che non sopravvivono a lungo alla loro madre. L’ha capito Omar, quando fece incendiare la biblioteca di Alessandria: il suo ragionamento, secondo cui il contenuto dei libri o era identico al contenuto del Corano oppure era superfluo, viene considerato sciocco, invece è assai intelligente, se inteso cum grano salis, dal momento che dice che le scienze, se vanno al di là del Corano, sono nemiche della religione e perciò non debbono essere tollerate. Il cristianesimo avrebbe avuto un destino migliore, se i regnanti cristiani fossero stati intelligenti come Omar. Ma ora è un po’ troppo tardi per bruciare tutti i libri, abolire le accademie e alle università far penetrare fino al midollo il pro ratione voluntas, per far ritornare l’umanità al livello al quale si trovava nel Medioevo…Perciò è evidente che i popoli già cominciano a scuotersi di dosso il giogo della fede… La causa è il troppo sapere, che si è diffuso tra i popoli. Le cognizioni di ogni genere… allargano gli orizzonti di ognuno, secondo la sua sfera, e ciò avviene in misura tale che quell’orizzonte deve raggiungere alla fine un’ampiezza rispetto alla quale i miti, che costituiscono lo scheletro del cristianesimo, s’avvizziscono al punto che la fede non vi si può più aggrappare. L’umanità cresce oltre la religione, tal quale un bambino, crescendo, diventa troppo grande per il suo vestito; e non c’è niente da fare: il vestito si strappa!»

(da “Parerga e Paralipomena”, 1851. Traduzione di M. Montinari)

Nota

Nato a Danzica nel 1788, Arthur Schopenhauer non godette di alcun immediato successo presso i contemporanei. La sua filosofia di stampo pessimistico e anti-idealistico, infatti, contrastava apertamente con il clima intellettuale dell’epoca, e poté essere apprezzata solamente a partire dal 1848 (a causa dei profondi rivolgimenti che sappiamo essere associati a questa data cruciale). Fondendo in maniera personale e originale spunti tra loro diversissimi – il materialismo illuministico, il soggettivismo kantiano, la dottrina delle idee di Platone, il culto romantico del genio e dell’arte, l’ascetismo orientale – Schopenhauer elaborò una teoria filosofica capace non soltanto di influenzare l’opera di altri importanti pensatori, come Kierkegaard, Nietzsche e Freud, ma di ricorrere significativamente nel mondo dell’arte dell’ Ottocento e del Novecento (Wagner, Leopardi, Mann, Gide, Eliot, Hardy, Svevo, Tolstoj).

«Schopenhauer, più che fungere stimolo per “fughe ascetiche” di tipo orientale, o per rinnovate forme di disimpegno storico, sembra fungere da piattaforma per quelle forme di umanesimo – ateo o agnostico – che dopo essere passate attraverso “il bagno di verità” della denuncia del dolore nel mondo, si sentono impegnate, al di là e contro Schopenhauer stesso, a combattere concretamente il negativo, procedendo in tal modo dallo “scandalo” filosofico di fronte al male alla lotta quotidiana contro di esso.»

(da “Protagonisti e Testi della Filosofia”, Giovanni Foriero, 1999)

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