martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Arthur Conan Doyle (22/05/1859)

«Il signor Hungerton, suo padre, era la persona con meno tatto della terra; leggero, vanesio e distratto, era un uomo buonissimo, ma assolutamente egocentrico. Se esisteva qualcosa che poteva allontanarmi da Gladys, quella era l’idea di averlo per suocero. Sono convinto che credesse con tutto il cuore che mi recassi in visita a The Chestnuts tre volte alla settimana solo per il piacere della sua compagnia, e specialmente per ascoltare le sue opinioni sul bimetallismo, un campo nel quale stava per diventare un’autorità.»

Il mondo perduto

«Nell’anno 1878, conseguita la laurea in medicina alla London University, mi recai a Netley per seguire il corso di specializzazione come chirurgo militare. Completati i miei studi, fui regolarmente distaccato presso il Quinto Corpo Fucilieri del Northumberland in qualità di assistente chirurgo. All’epoca, il reggimento era di stanza in India e, prima che io potessi raggiungerlo, era scoppiato il secondo conflitto afghano. Sbarcando a Bombay, venni a sapere che il mio reparto aveva già attraversato i passi ed era ormai all’interno del territorio nemico. Molti altri ufficiali si trovavano, comunque, nella mia stessa situazione. Seguimmo quindi il reparto e riuscii a raggiungere sano e salvo Candahar, dove mi ricongiunsi al mio reggimento assumendo subito le mie nuove funzioni.»

Uno studio in rosso

«Gli amici di Sherlock Holmes saranno lieti di sapere che è ancora vivo e vegeto anche se talvolta soffre di attacchi reumatici. Da molti anni, vive in una piccola fattoria sulle Dune a cinque miglia da Eastbourne, dove passa il suo tempo dedicandosi alla filosofia e all’agricoltura. Durante questo periodo di riposo, ha rifiutato le offerte più principesche perché si occupasse di vari casi, dal momento che aveva deciso di ritirarsi per sempre. Ma l’approssimarsi del conflitto tedesco lo indusse a porre la sua eccezionale combinazione di abilità intellettuale e di energia pratica al servizio del governo.»

L’ultimo saluto

Nota:

Sir Arthur Conan Doyle, compresso e spesso travalicato dall’ombra leggendaria di  Sherlock Holmes, è stato uno dei più importanti autori britannici a cavallo tra Ottocento e Novecento. Narratore popolare dalla straordinaria inventiva è un caposaldo della letteratura fantastica, ma la sua produzione attraversa i generi letterari passando dall’avventuroso all’orrorifico fino allo storico. Nessuna creatura è stata immune alla sua celebre penna: mummie, fantasmi, demoni, deformità umane, naturali e storiche. Da rileggere e riscoprire oltre il suo prezioso e decisivo contributo alla storia del giallo deduttivo, anche se di certo un po’ tutti abbiamo immaginato nella nostra adolescenza un incontro straordinario tra Sherlock Holmes e  Auguste Dupin che discutono dell’atto di nascita della narrativa poliziesca.  

«In effetti Sir Arthur Conan Doyle si ispirò ad un celebre chirurgo dell’epoca: il dottor Joseph Bell; egli era stato suo docente di medicina all’Università di Edimburgo: “Leggendo alcune storie poliziesche fui colpito dal fatto che quasi sempre i risultati erano raggiunti fortuitamente. Pensai allora di cimentarmi nello scrivere una storia in cui il protagonista trattasse il crimine come il dottor Bell trattava le malattie ed in cui la scienza si sostituisse al caso”.

Ecco, grazie alla penna di Doyle, una breve descrizione dei metodi di ricerca scientifica utilizzati da Bell: “Rimaneva seduto nella sala d’attesa con quella sua faccia da pellirossa, facendo la diagnosi delle persone che entravano prima ancora che queste avessero aperto bocca. Non solo diceva loro i sintomi che accusavano, ma specificava persino alcuni particolari del loro passato, e raramente si sbagliava!”.

Persona rapida ed attenta osservatrice dunque; ma vediamo un esempio di come Bell insegnasse ai propri studenti: “Certo, voi siete un militare, e piu’ precisamente un sottoufficiale”, disse il dottor Bell ad un suo paziente, “ed avete prestato servizio alle Bermude. Ora, Signori, come faccio a saperlo? E’ entrato nella stanza senza togliersi il cappello, come se entrasse in fureria, da cui ne ho dedotto che era un militare. L’aria leggermente autoritaria, abbinata all’età, mi ha fatto supporre che fosse un sottoufficiale. Per finire, l’eruzione cutanea sulla fronte mi ha indicato che era stato alle Bermude, in quanto quel tipo di infezione della pelle colpisce solo in quel luogo”.

Conan Doyle utilizzò, per inventare il proprio detective, anche la profonda conoscenza del crimine, dei criminali e dei cadaveri che aveva appreso grazie ad un altro suo insegnante universitario: Sir Henry Little-John, professore di medicina legale (sempre ad Edimburgo) e consulente della Polizia.» 

www.see.it

(rrb)

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