martedì , 26 settembre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Antoine de Saint-Exupéry (29/06/1900)

«Parigi. Ambiente ufficiale, minitro, amministratori. Si è deciso di creare la linea del Sud.
Tolosa. Un semplice telegramma alla direzione della società. “Studiare e aprire il 15 Marzo tratta Casablanca-Dakar”. Agitazione intorno alle mappe, capipilota ecc.
I piloti nella sala pioti. La lavagna in basso con gli ordini di servizio. “X, Y,Z sono assegnati alla linea Casablanca-Dakar”.
La stanzetta del pilota. Le semplici foto, il grammofono, i libri. C’è un’amica che lo aspetta. Porta dentro la posta, racconterà il suo viaggio, ma lei gli porge una lettera, arrivata quel pomeriggio.
“Il pilota X, assegnato a Dakar, partirà domattina”.
Collera, innanzitutto. E’ sempre la stessa storia in questo sporco mestiere. Non si degnano neanche di avvisarti prima…e già stacca dai muri le fotografie.»

L’apertura della linea. Un abbozzo.
 
« Ho un’assoluta necessità di scriverti. Eppure non ho nulla da dirti che possa essere espresso a parole. E’ qualcosa di troppo privato, che fa troppo parte di me. E poi, non ci sono parole per contenere la violenza del mio sconforto. E tuttava devo assolutamente parlarti. E non perché speri di essere capito. E’ piuttosto un tentativo disperato. Le parole. Come quando si liberano i piccioni viaggiatori, e non si sa mai se arriveranno. E poi, vedi, donare, in sé, è forse più importante che ricevere. E io ti ho dato tutto me stesso. E continuo, forse da solo, a raccontarmi questa schiavitù.
E poi niente può cambiarti. Ti ho deto che non capivo: invece capisco tutto, capisco quando ti avvicini, quando ti distacchi, quando vieni verso di me e quando mi allontani. Per me sei un po’ come una stagione incerta, in cui arrischio, sotto il sole, la mia malattia.
Ma niente può metterti a disagio, perché capisco anche le cose che ti tengono saldamente insieme. La tua voglia di essere raccolta. Non so come spiegarti: una messe, ben stipata dentro di sé. Penso al mio linguaggio,a quest’invenzione di un mondo che mi sembra sempre più vero.
“All’ombra dell’incessante volo dei piccioni…”
Dovrei parlarti così per raccontarti, mio pericoloso amore.
A volte ho il cuore gonfio: dolcemente sobbolle. Ho voglia di ridere piano piano. Ho l’impressione di essere troppo felice, ma non oso rendermene conto. Alzo gli occhi piano piano sulla mia felicità. Mi siedo sotto i raggi del suo sole, le do le spalle e mi riscaldo. Mi stiracchio come una lucertola: ho dormito talmente tanto…
Poi, nel momento più pericoloso, nella mia imprudenza, sul tuo volto passa qualcosa di oscuro.
Il tuo volto.
La mia colonia perduta.
Un giorno mi hai chiamato “bambino fragile”…
Non so se sono veramente diverso, non so né costruire, né possedere. Sono preoccupato di non riuscire a trovare una mia casa.
Il mio caro amico Bernis, il compagno che ho portato a morire nel deserto perché non riusciva a trovarla. E quella frase così limpida e desolata, e che amo più di ogni altra al mondo.
“La mia breve e calda estate, malinconica e felice”.
Ho creduto sarebbe tornato.
Tutto qui. Non chiedevo altro. Un posto frugale, al mattino presto, prima di partire.
Tutto qui. Dopo quest’attimo di tenerezza mi sono detto: ho consumato il frugale pasto del mattino.
Mio unico amore.
So fin troppo bene che qualunque tipo di vita con me è impossibile. Sono meno forte delle case, degli alberi, delle cose costruite. Lo so bene. E ho condotto con me il mio caro Bernis lontano da tutte queste cose, insieme a tanta saggezza. Cosa avrebbe potuto capitargli di meglio?
Inciampare in una stella.
Ho disteso quel bambino fragile su un altopiano del Sahara; non puoi immaginare: si direbbe una grande tavola sistemata sotto le stelle.
Stelle a picco.
Ma ecco che tutto ricomincia. Riconosco la mia gioia, la mia primavera, la mia disperazione.
Riconosco tutte le parole che sto per dire.
E’ il timore del bambino destato, che un tempo ha ricevuto, e che ricorda.
Mia amata,
adesso non essere a disagio: sono cose che dico a me stesso. E’ un amore troppo grande per me solo. Me lo devo per forza raccontare.»
Lettere. A Louise De Vilmorin.
 
«”Sire su cosa regnate?”
“Su tutto”, rispose il re con grande semplicità.
“Su tutto?”
Il re con un gesto discreto indicò il suo pianeta, gli altri pianeti e le stelle.
“Su tutto questo?” domandò il piccolo principe.
“Su tutto questo…” rispose il re.
Perché non era solamente un monarca assoluto, ma era un monarca universale.
“E le stelle vi ubbidiscono?”
“Certamente”, gli disse il re. “Mi ubbidiscono immediatamene. Non tollero l’indisciplina” .
Un tale potre meravigliò il piccolo principe. Se l’avesse avuto lui, avrebbe potuto assistere non a quarantatré, ma a settantadue, o anche a cento,  duecento tramoni nella stessa giornata, sez dover spostare mai la sua sedia! E sentendosi un po’ triste al pensiero del suo piccolo pianeta abbandonato, si azzardò a sollecitare una grazia dal re:
” Vorrei tanto vedere un tramonto…Fatemi questo piacere…Ordinate al sole di tramontare…”
“Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all’altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino; e se il generale non eseguisse l’ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io?”
“L’avreste voi”, disse con fermezza il piccolo principe.
“Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare”, continuò il re. “L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi a mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli”.
“E allora il mio tramonto? ricordò il piccolo principe che non si dimenticava mai di una domanda una volta che l’aveva fatta.
“L’avrai il tuo tramonto, lo esigerò, ma, nella mia sapienza di governo, aspetterò che le condizioni siano favorevoli”.
“E quando saranno?” s’informò il piccolo principe.
“Hem! Hem!” gli rispose il re che intanto consultava un grosso calendario, “hem! Hem! Sarà verso, verso, sarà questa sera verso le sette e quaranta! E vedrai come sarò ubbidito a puntino”.
Il piccolo principe sbadigliò. Rimpiangeva il suo tramonto mancato. E poi incominciava ad annoiarsi.
“Non ho più niente da fare qui”, disse al re “Me ne vado”.
“Non partire”, rispose il re che era tanto fiero di avere un suddito, “non partire, ti farò ministro!”
“Ministro di che?”
“Di…della giustizia!”
“Ma se non c’è nessuno da giudicare?”
“Non si sa mai”, gli disse il re. “Non ho ancora fatto il giro del mio regno. Sono molto vecchio, non c’è posto per una carrozza e mi stanco a camminare”.
“Oh! ma ho già visto io”, disse il piccolo principe sporgendosi per dae ancora un’occhiat sull’altra parte del pianeta. “Neppure laggiù c’è qualcuno”.
“Giudicherai te stesso”, gli rispose il re. “E’ la cosa più difficile. E’ molto più diffcile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio.”»

Il piccolo principe
 
Nota:
 

Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry è stato uno scrittore e aviatore francese. Le sue due più grandi passioni, la scrittura e l’aviazione, mostrano quanto il desiderio di libertà fosse messo in atto nella sua vita di tutti i giorni, attraverso il volo e i racconti. Il suo mancato ritorno da un’escursione aerea nel Luglio del ’44, alimentò il mito del pilota-piccolo principe disperso nei cieli misteriosi. Solo nel 2004 il suo aereo venne ritrovato sul Mar Tirreno e, nel 2008, un ex pilota del Luftwaffe confessò di aver personalmente abbattuto l’aereo di Saint-Exupéry scambiandolo per un militare francese.
 
(mc)

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