mercoledì , 18 ottobre 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Andrea Camilleri (06/09/1925)

 

«Proprio mentre scrivevo queste pagine, sono tornato al mio paese, Porto Empedocle, per qualche giorno. Mi venne voglia, dopo tanti anni, di vedere dall’alto la Scala dei Turchi, una collina di marna candida che digrada al mare. Ma era stato costruito un ristorante che ne impediva la vista. Il figlio del proprietario, gentilissimo, mi fece entrare, malgrado il locale fosse chiuso. E subito visi un enorme olivo saraceno “dal tronco contorto, attorcigliato, di oscure crepe – Sciascia – come torturato, per quasi di sentirne il gemito”. Mi meravigliai che ne fosse sopravvissuto uno. Allora il giovane mi spiegò che l’olivo era stato portato lì da un paese dell’interno, che era stato trapiantato con cura dispendiosa e con l’aiuto di un botanico. Con orgoglio, mi disse che l’olivo aveva pigliato e m’indicò i nuovi rametti con le foglie verde-argento.

chissà quanti anni avrà!” dissi.

Lo sappiamo” fece il giovane “il botanico l’ha carotato.”

Intendeva dire che dalle più profonde viscere dell’albero era stato cavato un pochino di legno, quello che bastava per l’esame.

allora, quanti anni ha?” domandai.

mille e duecento” mi rispose il giovane.»

 

Biografia del figlio cambiato

 

«Don Memè Moro, doppo l’arraggiatura pigliatasi in Tribunale davanti alla sintenzia che lo spossessava di un altro pezzo di terra a favore del parrino Carnazza, amezzojorno non aveva toccato mangiare. Stava assistito con gli occhi sbarracati e non rispondeva alla mogliere che gli spiava preoccupata. Di primo doppopranzo andò a intanarsi nella casa di campagna del fondo Pircoco che ancora momentaneamente gli apparteneva, perché era pronto a giocarsi i cabasisi che il lodo arbitrale sarebbe per lui finito a feto. Per sfogarsi canticchia dal nirbùso, scocciò dalla sacchetta il revòrbaro che si portava sempre appresso e sparò, nell’ordine, a un àrbolo, a una lucertola, a un passero, a una petra, a un secchio arrugginito, a un cane di passaggio. Sbagliò l’àrbolo, la lucertola, il passeor, la petra, il secchio arrugginito, il cane di passaggio. Allora niscì letteralmente pazzo di testa. Fece una vociata che parse un lupo affamato, saltò in aria una decina di volte, sputò in alto e ci mise la faccia sotto in modo che la sputazza lo pigliasse in pieno, si pisciò addosso, si mise a chiàngiri e chiangènno chiàngenno alla disperata si portò la canna del revòrbaro alla tempia e tirò il grilletto. Clic. Prima di cadìri sbinùto in terra per lo scanto, ebbe il tempo di pinsari che il caricatore teneva solamente sei colpi. Tornò a la casa verso le otto di sira che faceva spavento, i capiddri ritti, gli occhi sempre più spiritati, un trimolìo convulso che lo scoteva tutto. La mogliere gli toccò la fronte e ritirò di prescia la mano: minimo minimo so’ marito aveva quaranta di febbre. »

La mossa del cavallo

 

«La chiamò al cellulare, ma arrisultò astutato (spento). Anzi, per la precisione, la voci registrata disse che la pirsona chiamata non era raggiungibile. E consigliava di riprovare doppo tanticchia (un po’). Ma come si fa a raggiungere l’irraggiungibile? Solo provando e riprovando doppo tanticchia? Al solito, quelli dei telefoni tiravano a praticare l’assurdo. Dicevano, per esempio: il numero da lei chiamato è inesistente… Ma come si permettevano un’affermazione accussì? Tutti i nummari che uno arrinnisciva a pensari erano esistenti. Se veniva a fagliari (mancare) un nummaro, tutto il mondo si sarebbe precipitato nel caos. Se ne rendevano conto quelli dei telefoni, sì o no?»

Un mese con Montalbano

 

« La fidanzata Livia insiste col commissario per fare una gita tra Modica, Ragusa e Scicli per visitare le architetture del barocco siciliano, ma Montalbano, come argomento della sua pigrizia, afferma che:
“Non vorrei che mentre ci siamo noi girassero lì qualche episodio della serie tv…”
al che Livia, sempre in vena di “azzuffatine”, obietta:
“E che te ne frega, scusa?”
Risponde Montalbano:
“E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso… come si chiama… Zingarelli”
“Si chiama Zingaretti – lo corregge Livia – non fare finta di sbagliare […] e poi nemmeno vi somigliate […] lui è assai più giovane di te”
“E che minchia significa? – si prende la rivincita Montalbano -Se è per questo lui è totalmente calvo, mentre io ho capelli da vendere”»


La statua di Montalbano

 

Nota:

Regista, sceneggiatore, scrittore, produttore, Andrea Calogero Camilleri nasce a Porto Empedocle (Agrigento) ma vive a Roma. Il suo nome è legato alle serie tv poliziesche di più grande fama che avevano come protagonisti, ad esempio, il tenente Sheridan e il commissario Maigret. Ma Camilleri è anche uno scrittore ormai ampiamente riconosciuto che, in seguito a degli studi approfonditi sulla sua Isola, scrive romanzi di ambientazione siciliana. Il grande successo arriva con l’invenzione del commissario Montalbano, celebre personaggio che unisce entrambe le passioni dell’artista siciliano: la scrittura e la sceneggiatura.

(mc)

Informazioni su asterischi

asterischi

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.Campi obbligatori *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

shared on wplocker.com