mercoledì , 23 agosto 2017
Le news di Asterischi

Buon Compleanno Alberto Moravia (28/11/1907)

«Volevo diventare assassino e forse sono diventato scrittore per poter raccontare quello che nella vita non avevo il coraggio di fare»
Vita di Moravia

«Ciò che distingue il poeta dagli altri mortali è il demone della poesia che, nei momenti creativi, gli sta accanto. Quanto a dire che a scrivere versi sono in due: il poeta e il suo demone. È dunque per questo che, nella vita normale, il poeta che circola tutto solo, senza il suo demone, può apparire ad un occhio poco penetrante un uomo come tutti gli altri. Ho detto “un occhio poco penetrante” apposta; perché chiunque sappia andare oltre l’apparenza non può fare a meno di scoprire nei poeti qualche cosa di anormale, che è appunto una specie di aura, un po’ simile a quella che si nota nei preti in abito civile, e di cui il lungo sodalizio col demone della poesia non può non circondarli. Ora l’originalità conturbante di Montale e di Eliot era che quest’aura non appariva affatto. Eppure la loro poesia era lì a testimoniare il diuturno commercio col demone»
Romildo

« In senso largo mi scontrai con il decadentismo […] Mi affezionai al letto e alla malattia»
Vita di Moravia

«Il sentimento della noia nasce in me da quello dell’assurdità di una realtà, come ho detto, insufficiente ossia incapace di persuadermi della propria effettiva esistenza»
La noia

Nota:
Iniziatore del romanzo borghese nella letteratura contemporanea, Moravia dipinge la crisi esistenziale e sociale della borghesia degli anni del fascismo e del dopoguerra, veicolando il tutto con le forme del realismo e una lucidità razionale fuori dal comune. La tubercolosi segna la sua infanzia e la sua adolescenza, periodo in cui scopre “il sesso” e “la classe”, topoi a cui è possibile ricondurre tutta la sua opera. La crisi del personaggio-uomo nei romanzi di Moravia infatti si esprime attraverso l’estraneità, il realismo critico, il moralismo empirico, il sesso e il denaro che mettono a nudo l’impossibilità di azione dell’uomo moderno. Scritto “di getto” (come si vantava lo stesso autore) Gli indifferenti del 1929 resta la sua opera migliore. Numerose sono le altre opere simili per struttura e temi al primo suo capolavoro (Agostino, La noia), senza dimenticare però la parentesi romana di stampo neorealista (La ciociara, La romana). Novello D’Annunzio, si crea una fittizia autobiografia letteraria (Vita di Moravia, scritto a quattro mani con Alain Elkann, ne è un esempio) e sfrutta ogni branca del marketing per nutrire il suo “essere personaggio” dai rotocalchi ai salotti televisivi. Accusato dalla critica di scrivere sempre lo stesso romanzo (a causa della ripetitività delle tematiche), il “grande vecchio della letteratura” continua imperterrito a scrivere rubriche e reportage. Scompare nel 1990, attraversando così tutto il XX secolo.

(rb)

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