lunedì , 23 ottobre 2017
Le news di Asterischi

“Bon vivants” del dopoguerra e del jazz

di Antonio Mérida Ordás

(Traduzione a cura di Agata Sapienza)

Articolo originale pubblicato sulla rivista culturale spagnola Revista Mito l’8 settembre 2013 (‘Bon vivants’ de la posguerra y el jazz )

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La notte in cui Harry Crosby pianificò con la sua amata il loro suicidio, l’alta società di Boston trasaliva sulla sua poltrona, e il compendio della generazione perduta premeditatamente si perdeva. Tredici giorni dopo nacque una delle figure più importanti del jazz abbracciata alla sua tromba e Chet Baker ci mise 59 anni a gettarsi dalla finestra di un hotel di Amsterdam imbottito di eroina e cocaina; ed era quello stesso anno, mesi prima, che la Grande Depressione si manifestò a Wall Street intenzionata a restare, quando a San Valentino, in qualche strada della città di Chicago, Al Capone ordinava un omicidio per cui sarebbe rimasto impunito; un trentenne Ernest Hemingway pubblicava il suo secondo grande romanzo; e la Prima Guerra Mondiale, come in quel poeta innamorato erede di fortune che in un battito di ciglia aveva consumato la sua vita, aveva lasciato dei segni.

Durante questi anni in cui l’alcol era una merce di contrabbando in Nordamerica, a New York si ballava il boogie woogie, il cinema si reinventava cambiando da muto a sonoro. Parigi diventava il centro culturale del mondo, dove Dalí affilava le punte dei suoi baffi e dipingeva, e lui, e molti altri scrivevano, e i caffè si riempivano di artisti di ogni genere, affiorava il liberalismo, e il vino era un vino che piaceva a tutti e che tutti bevevano.

Arrivò l’era dello Swing e Benny Goodman ne fu il re; Charlie Chaplin continuava a non parlare, e Adolf Hitler saliva al potere in Germania lo stesso anno in cui in Francia nasceva Jean-Paul Belmondo, che 27 anni dopo sarebbe stato il protagonista del film con cui il giovane Jean-Luc Godard, con una sceneggiatura di Truffaut, avrebbe rivoluzionato il cinema moderno, e la Nouvelle Vague sembrava mostrare un sorriso malizioso con un’eterna sigaretta fra le labbra. Un giovanissimo Frank Sinatra vendeva riviste e rovistava fra i toni della sua voce, ed era uno dei trombettisti dell’orchestra del re dello Swing colui che gli dava la sua prima grande opportunità come cantante; e mancavano ancora due decenni al Rat Pack, ma il whisky era già tornato legale e i palcoscenici avevano un fascino particolare. Quasi quattro ore di cinema drammatico-romantico e d’avventura con il nome di Via col vento trionfava agli Oscar, Henry Miller era proibito negli Stati Uniti perché osceno e cominciava la Seconda Guerra Mondiale.

Fra il disorientamento e la meditata tragedia, Quarto Potere, Casablanca e Ladri di biciclette intrattenevano il mondo, e Dizzie Gillespie, Charlie Parker, Dexter Gordon e Bud Powell fra gli altri, se ne infischiavano di tutto e anche delle regole dello Swing, e, impegnati solo a fare musica, cominciavano a dare forma, a base di ritmi frenetici guidati solo dalla furiosa improvvisazione, a un nuovo genere di jazz che popolarmente si sarebbe conosciuto come Bebop. Da un anno era finita la Guerra, e alla Columbia University si riunivano alcune delle migliori menti dell’epoca, che avrebbero segnato culturalmente gli anni successivi; e quando Neal Cassady conobbe Allen Ginsberg e Jack Kerouac, fumarono una sigaretta e brindarono per festeggiare fino alla nausea per i valori statunitensi tradizionali, e la loro vita doveva essere diversa, sarebbe stata diversa, e avrebbero cambiato il futuro della loro storia assieme a William Burroughts e il Pasto nudo, afferrandosi alla ricerca del piacere, immersi in un vortice di sesso, droghe, caos senza regole; senza metodo. Si sarebbero liberati dalle regole sociali della vita, rifugiati nella filosofia orientale per dare un senso a tutta quella follia, trasformandosi nei padri della controcultura, nella Beat Generation, e le loro opere ne sarebbero state le più grandi testimonianze. E avrebbero percorso in macchina gli Stati Uniti e parte del Messico, guidati da impulsi sessuali, il jazz e la poesia, e le loro avventure le avrebbe plasmate Jack Kerouac nel romanzo Sulla strada e Neal Cassady sarebbe stato allora Dean Moriarty, l’hipster per eccellenza e l’eroe beat; un uomo imparentato alla sfrenatezza, amante insaziabile, profanatore del candore della vita. Un romanzo che il direttore brasiliano Walter Salles ha adattato per il grande schermo con una pellicola omonima, che come pellicola è decente, ma come adattamento di quello che era stata la bibbia di tutta una generazione, carente. In poemi come Urlo, Ginsberg raccontava la sua storia in un altro modo; un primo paragrafo che non sarebbe mai caduto nell’oblio mentre il verso non importava se fosse verso o prosa coronato da un santo finale. E Neal Cassady appariva in quasi tutti i documenti che scriveva quel gruppo di scrittori, e persino Bukowski, nella sua opera Taccuino di un vecchio sporcaccione, lo avrebbe fatto resuscitare cercando la sua compagnia.

 

Arrivò Miles David e trasformò il Jazz in Cool, James Dean e Marlon Brando splendevano agli ordini di Elia Kazan, e se il secondo continuava vento in poppa fino a essere abbattuto dalla sua stessa fama, il primo viveva velocemente e moriva giovane lasciando un bel cadavere. A quei tempi gli uomini preferivano le bionde e Marilyn Monroe si consacrava come icona sessuale suscitando passione mentre la sua gonna si alzava. Un ventenne di Mississippi con i capelli gellati muoveva le ginocchia a un ritmo frenetico, e quei capelli gellati si tenevano fermi davanti al ritmo rockabilly con cui Elvis Presley conquistava e rivoluzionava la musica di tutto il mondo a colpi di fianchi. Il West Coast Jazz attecchiva in California, e dal Messico, Che Guevara, dirigendo la Revolución Cubana, si lanciava verso l’isola di La Salsa e il malecón dell’Avana per dare un taglio alla dittatura di Batista. Hitchcock risorgeva dai morti e François Truffaut intesseva le lodi del suo aspetto erotico, fabbricava il suo stile con Cahiers du Cinéma e sulla base di quattrocento colpi la nuova corrente del cinema francese si faceva notare.

Il Jazz passava dallo swing e dal fraseggio, appariva fra le corde di un’armonica Bob Dylan con i capelli intrecciati e la voce di un poeta da venerare, e i Beatles sfidavano Gesù Cristo per popolarità; il mondo barcollava fra Russia e Stati Uniti sospeso da un pulsante rosso, e mentre Audrey Hepburn faceva colazione da Tiffany, Clint Eastwood faceva il bravo e Mike Nichols mostrava sullo schermo un Dustin Hoffman intento a flirtare, ammazzavano il Che e Martin Luther King, e John F. Kennedy e suo fratello non si salvavano. E quando Mario Puzo pubblicava a ritmo di mafia siciliana, l’uomo sarebbe arrivato a toccare la luna, con i Rolling Stone negli altoparlanti di tutto il mondo; e 9 estati prima, lo stesso anno in cui nasceva a Brooklyn a Natale Jean-Michel Basquiat, nel vecchio continente debuttava Fino all’ultimo respiro, e di certo a Neal Cassady non importava la marca delle sigarette che fumava Jean-Paul Belmondo.

 

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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