venerdì , 22 settembre 2017
Le news di Asterischi

Anche i detective mangiano

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I detective, spesso lo dimentichiamo, sono esseri umani. Parlano, riflettono, si innamorano, dormono, si lavano, lavorano e mangiano. Fanno tante cose, ma soprattutto mangiano. E ognuno di loro rispecchia un modo di mangiare differente. Prendiamo a esempio quattro detective, tre spagnoli e un cubano, e analizziamo brevemente il loro modo di mangiare.

Partiamo dal povero squattrinato investigatore per caso e per necessità, protagonista de Il tempio delle signore di Eduardo Mendoza: tra una ricerca e l’altra l’unica cosa che può permettersi è il solito panino con calamari e cipolle, spesso pure freddo, che se per noi lettori a un certo punto diventa un’ossessione, immaginate un po’ per lui, che pare non potersi permettere altro.

Continuiamo con Mario Conde, il tenente cubano di Leonardo Padura Fuentes, che come possiamo notare in Passato Remoto, è una persona disordinata e insoddisfatta che mangia distrattamente e bene solo quando qualcuno cucina per lui.

Avanziamo con una protagonista femminile, la Petra Delicado dei Morti di Carta di Alicia Giménez Bartlett, che, in compagnia del suo collega Fermín, non trascura la sosta in un buon ristorante di Madrid per assaggiare le pernici sott’aceto lì dove anche Hemingway ha potuto gustarle.

Il cerchio si chiude con il re della Paella Valenciana, a cui ne I mari del sud è dedicata persino una sorta di ode. «Oh piatto delizioso/ in cui tutto è gustoso» declama Fuster, il compagno di cene del famoso figlio di Manuel Vázquez Montalbán, Pepe Carvalho. Amante del buon vino e della buona tavola, non si muove se non ha la pancia piena e ci distrae spesso con i suoi excursus culinari costringendoci a prendere carta e penna in vista di una nuova ricetta da provare.

(as)

(articolo originariamente pubblicato nello speciale  Asterischi #3 – Giallissimo)

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