domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

Alle Olimpiadi della letteratura, parola di Asimov

In tempi di Olimpiadi, è cosa nota, i blog letterari, così come reporter culturali e addetti ai lavori, si lanciano stile centometristi ad un passo dal traguardo per proporre l’accoppiata più cool che metta assieme sport e lettura. Così assistiamo al solito profluvio di romanzi che accarezzano superficialmente o che affondano fino al midollo le loro trame in parole fatte di sudore, rabbia, vendetta, rivincita, alloro. Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo voluto pescare una rassegna di racconti di fantascienza olimpionica. Il volume in questione, pubblicato da Urania a metà degli anni ’80 come Le Olimpiadi della follia, è stato curato da Isaac Asimov e dai collaboratori Greenberg & Waugh, e raccoglie lavori che vanno dalla fine degli anni ’60 fino alla pubblicazione del volume. Scorrendo l’indice si trovano infatti alcune delle firme più illustri della sf internazionale come Jack Vance, Bob Sheckley e Arthur C. Clarke.

Non chiamatele storie di sport. Vi preghiamo. Qui siamo più sul sottile, anzi siamo proprio tra le pieghe, o le piaghe, se preferite, delle Olimpiadi moderne. Per questo l’ovvietà del titolo, apparirà un tantino più digeribile non appena sfogliata la raccolta. Perché proprio l’introduzione, a cura dello stesso Asimov, seppur scritta oltre tre decenni fa, è avvilente e attuale e affonda i suoi strali nel ventre molle del cuore olimpico. “Le Olimpiadi, antiche e moderne, – scrive Asimov – per quanto siano un inno al disinteresse e alla gloria, non possono nascondere il marchio del nazionalismo”. Il medagliere, insomma, misura la forza di un’intera nazione e a maggior ragione oggi che i conflitti militare sono soffocati, almeno nel mondo occidentale, “assistiamo certamente a una conta ossessiva delle medaglie vinte da ogni nazione, e alla grancassa dell’orgoglio nazionale, o del risentimento, sulle vittorie e sulle sconfitte”. La domanda da porsi è appunto semplice: dove potrà giungere la follia competitiva adesso che la guerra, almeno ad un livello manifesto, non si può più fare?

Poi c’è un altro aspetto che ci riguarda particolarmente. “Un altro punto dev’essere sottolineato. Noi ci immaginiamo i Giochi Olimpici come gare soprattutto atletiche, ma gli antichi Greci non si limitavano affatto alle gare di muscoli. Essi ritenevano che l’intero corpo, testa e muscoli, fosse importante, e fra le competizioni c’erano anche rappresentazioni di tragedie e di commedie, e la lettura di opere letterarie”. A chi, insomma, non piacerebbe vedere una sfida tra Thomas Pynchon e Roberto Bolaño? Certo va considerato che gli scrittori sono tipi strambi, visto che il primo non si fa vedere in pubblico da mezzo secolo e il secondo è morto da quasi dieci anni. Ma le loro opere non sono immortali?

(rrb)

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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