lunedì , 24 aprile 2017
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Alla ricerca di Moby Dick

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«Chiamatemi Ismaele»: così si presenta il protagonista narratore del romanzo pubblicato ieri, 14 Novembre 1851, dalla casa editrice Harper & Brothers di New York. Ismaele, un uomo che appartiene al mare come pare già chiaro, persino sibillino, nell’incipit: «Ogni volta che mi accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa talmente forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in strada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.» L’autore di queste parole enfatiche, eppure non senza una certa leggerezza, è inconfondibile: Herman Melville.

Moby Dick; or, the whale, è un romanzo di un migliaio di pagine, che ricorda un’enciclopedia per i dettagli e le dissertazioni su caccia alla balena e vita di mare, impregnato di avventura e di sapori sconosciuti, ricco di spunti filosofici spesso un tantino criptici, di domande che rimangano nell’aria e a cui l’uomo difficilmente sa dare una risposta. “Lo scrittore che ama i cannibali” – così viene definito – , lo scrittore modern-epico e picaresco, amato per la sua narrativa unica, crea un seguito ideale ai romanzi Typee e Omoo. Ispirato alla tragica storia della baleniera Essex, affondata da un capidoglio il 20 Novembre 1820, e a quella dell’uccisione, nel 1830, della balena bianca Mocha Dick al largo di Mocha, Cile, Moby Dick racconta la lotta in mare della nave Pequod («un veliero cannibale, che si ornava delle ossa cesellate dei suoi nemici») dopo l’attacco dell’omonima balena, che diventa quindi simbolo contrastante di Bene e Male.

Herman Melville

Lasciamo al lettore il piacere di conoscere più da vicino il misterioso Capitano Achab, che «sembrava un uomo staccato dal palo del rogo, quando il fuoco ha devastato le membra percorrendole tutte senza consumarle e senza portar via una sola particola della vecchia e compatta robustezza», l’uomo che «è stato all’università e insieme ai cannibali». Attraverso le parole minuziose di Ismaele, lasciamoci trasportare dalla Pequod su oceani lontani alla ricerca di Moby Dick. Perché «Moby Dick non ti cerca. Sei tu, tu che insensato cerchi lei!».

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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