martedì , 27 giugno 2017
Le news di Asterischi

A Victor Hugo – Oceano

220px-Hugo,_Victor_(1802-1885)_-_par_Felix_Nadar_(1820-1910)

«È con un profondo senso di abbandono che oso porgere, a nome della Poesia e dei poeti, il supremo addio dei suoi discepoli, fedeli, rispettosi e devoti, al maestro glorioso che ha insegnato loro la lingua sacra.»

Con queste parole cariche di pathos, il poeta Charles Marie René Leconte de Lisle apre il discorso d’addio al «più grande dei poeti», al «nonno indulgente». A nome della Poesia.

L’Abate Mugnier l’ha definito un Himalaya. Lui avrebbe preferito essere il nuovo Chateaubriand. Il popolo oggi lo inneggia a poeta sovrano.

Per dieci giorni l’opinione pubblica è stata preparata. Inviti formali a celebrità e delegazioni di città e Paesi; affitti spropositati per una sedia o un pezzo di balcone per guardare il grande evento; spettacoli ad hoc pagati dalle tasche della Repubblica; monumentali corone di fiori e carri ammantati di nero e bianco. Ma – ancor più degno di nota – è con i solenni funerali di Victor Hugo che il Phantéon de Paris risorge dalle sue ceneri e dà di nuovo l’addio alla Chiesa di Sainte-Geneviève, rendendo formalmente omaggio al suo architetto Jacques Germain Soufflot.

Non sono stati funerali, quelli di ieri 1 Giugno 1885. Sono stati un’ode, una festa, e allo stesso tempo una regale contraddizione destinata a rimanere nella storia.

Il giorno della morte, il 22 Maggio, Victor Hugo si trovava all’Hôtel particulier La Princesse de Lusignan, al 130 di Avenue de Eylau. Nonostante il lusso di cui si circondava, il suo ultimo desiderio è stato il «corbillard des pauvres», il carro funebre dei poveri. Che in effetti ha portato le esequie dopo essere state esposte una notte sotto l’Arco di Trionfo, vegliate da dodici poeti.

E così ieri il carro, seguito da qualcosa come due milioni di persone, ha sfilato per tutta Parigi. Tutta tranne le Grands Boulevards, quei viali voluti da Napoleone III, così anti-repubblicani e quindi esclusi. Politica, letteratura, populismo, genio. Con Victor Hugo ci si sente divisi a metà e nulla appare scontato. Non è scontato l’Hugo repubblicano che per anni ha percepito un vitalizio di tremila franchi da Luigi XVIII per le sue Odi. Non è scontato l’Hugo dei poveri, che muore con cinque milioni di franchi su un conto Rothschild. Non è scontato l’Hugo socialista che vuole un Jean Valjean non troppo celatamente borghese, quel galeotto che si è fatto misteriosamente da sé, che ritroviamo ricco nello sfruttamento dei suoi operai. Ma, del resto, cosa c’è di male nel vendere le proprie abilità?

Durante l’esilio volontario a Guernesey, Victor Hugo è diventato idealmente il padre della Francia, un eroe scappato al nuovo dittatore. La sua fama era talmente evidente, che gli venivano recapitate lettere con la sola scritta: A Victor Hugo – Oceano. Noi oggi vogliamo inviare l’ultimo saluto a quell’Oceano che lo rappresenta appieno.

Lo facciamo con i versi un tantino satirici di Corbière: «Hugo: l’Uomo apocalittico, l’Uomo-Questo-uccide-quello/Muore, guardianazionale epico. Ne rimane uno solo – quel solo.» Lo facciamo con quelli caldi di Leconte de Lisle: «Arrivederci e ciao, maestro illustre e venerato, eterno onore della Francia, della Repubblica e dell’umanità.» Lo facciamo con le parole di quell’uomo che si chiamava Victor Hugo: «L’insieme della mia opera un giorno sarà un tutto indivisibile. Un libro molteplice che sintetizzi un secolo, ecco quello che lascerò dietro di me.»

Informazioni su Debora Borgognoni

Debora Borgognoni
Nasce a Pavia nel 1980. Dopo il diploma in Lingue Europee, studia fotografia professionale alla John Kaverdash School Academy di Milano e nel frattempo pubblica per Albatros il suo libro d’esordio “Caro diario…”

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