martedì , 12 dicembre 2017
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960 modi per giocare a scacchi

“E se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un’attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l’esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma. In cambio, paradossalmente, il giocatore di scacchi assapora l’arrestarsi del tempo in un’ansia di eterno presente”.

Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg

Non hanno cuore gli scacchisti. Calcolano le varianti sulle 64 case della scacchiera e poi applicano il modello agli umani, come se il pedone in e4 o la scelta di un amore fossero da stabilire sulla base di varianti e vantaggi. Però gli scacchisti si annoiano pure.  E proprio delle varianti sono affamati gli scacchisti, che vivrebbero in un eterno Sliding Doors, come il film di Peter Howitt. Così proprio oggi non potevamo dimenticare l’anniversario del battesimo ufficiale degli Shuffle Chess (o Chess960), una variante degli scacchi tenuta a battesimo da Bobby Fischer il 19 giugno del 1996. Ma è solo una scusa per parlare di scacchi, e dell’americano.

Gli scacchi annoiano solo chi non gioca. O chi ce li ha proprio dentro. Deve essere stata questa la motivazione principale a promuovere la creazione di Chess960, dove 960 sta per il numero delle possibili combinazioni iniziali. Bobby Fischer, ad onor del vero, non inventò niente, ma si limitò a promuoverne l’applicazione durante una famosa partita a Buenos Aires. La novità consisteva nella sistemazione casuale (anche se secondo determinate regole) dei pezzi all’inizio della partita. In questo modo gli scacchi, che hanno una conformazione iniziale ben definita, finiscono per essere essi stessi una variante degli Scacchi Fischer Random (come venne inizialmente definito il modello Chess960). Un ribaltamento completo del senso delle cose, proprio come sarebbe piaciuto a Fischer.

Non è casuale che proprio Fischer sia stato il padrino di un’estensione del gioco. Il campione del mondo statunitense – vinse la celebre  “partita del secolo”, nota anche per le implicazioni da guerra fredda di quegli anni, contro Boris Spasskij nel 1972 – è probabilmente una delle figure più estreme di questo gioco. Individualista e solitario, scomparve per due decenni dalla scena mondiale dopo aver vinto il titolo. Accanirsi negli scacchi, non era un semplice tentativo di fuga, ma solo un comodo modo per restare dove meglio stava. Del resto al reale non sembrava particolarmente interessato. Nelle poche interviste rilasciate nell’ultima parte della sua vita si ricordano gli atteggiamenti paranoici e l’assoluta noncuranza per le cose del mondo. Ne abbiamo parlato qui.

Bobby chiuse la sua vita in Islanda a 64 anni, tanti quanto le case della scacchiera. Come se avesse detto: io dalle vostre parti non ci sono mai stato.

Informazioni su Rosario Battiato

sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Ha studiato Storia, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno. Fondatore di Asterischi.

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