sabato , 25 novembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Clorinda

Nome: Clorinda

Padre: Torquato Tasso

Discendenza familiare: figlia del re e della regina della cristiana Etiopia, essendo nata bianca viene affidata dalla madre all’eunuco Arsete, per non destare le gelosie del padre.

«  “Resse già l’Etiopia, e forse regge

Senapo ancor con fortunato impero,

il qual del figlio di Maria la legge

osserva, e l’osserva anco il popol nero.” »

« “Ingravida fra tanto, ed espon fuori

(e tu fosti colei) candida figlia.

Si turba; e de gli insoliti colori,

quasi d’un novo mostro, ha meraviglia.

Ma perché il re conosce e i suoi furori,

celargli il parto alfin si riconsiglia,

ch’egli avria dal candor che in te si vede

argomentato in lei non bianca fede.” »

« “Piangendo a me ti porse, e mi commise

ch’io lontana a nudrir ti conducessi.” »

Personalità e temperamento: determinata, orgogliosa e indipendente, rifiuta di dedicarsi delle tradizionali occupazioni femminili;  rivendica il diritto di combattere attivamente in difesa dei propri ideali, nonostante questo sia avvertito dagli altri come contrastante con la sua natura di donna.

« Mentre sono in tal rischio, ecco un guerriero

(ché tal parea) d’alta sembianza e degna »

« Costei gl’ingegni feminili e gli usi

tutti sprezzò sin da l’età piú acerba:

a i lavori d’Aracne, a l’ago, a i fusi

inchinar non degnò la man superba.

Fuggí gli abiti molli e i lochi chiusi,

ché ne’ campi onestate anco si serba;

armò d’orgoglio il volto, e si compiacque

rigido farlo, e pur rigido piacque.

 Tenera ancor con pargoletta destra

strinse e lentò d’un corridore il morso;

trattò l’asta e la spada, ed in palestra

indurò i membri ed allenogli al corso.

Poscia o per via montana o per silvestra

l’orme seguí di fer leone e d’orso;

seguí le guerre, e ’n esse e fra le selve

fèra a gli uomini parve, uomo a le belve. »

Religione: cristiana di nascita, la madre avrebbe voluto che fosse battezzata. Ma il suo tutore non rispetta questo desiderio e la cresce nel culto pagano. Egli le rivela la sua fede originaria solo alla vigilia di un importante combattimento.

 

« “di tuo battesmo non mi calse,

né de i preghi materni; onde nudrita

pagana fosti, e ’l vero a te celai.” »

 

« “Or odi dunque tu che ’l Ciel minaccia

a te, diletta mia, strani accidenti.

Io non so; forse a lui vien che dispiaccia

ch’altri impugni la fé de’ suoi parenti”. »

Relazioni e sentimenti: pur appartenendo allo schieramento opposto sul campo di battaglia, Clorinda diventa l’oggetto del cavaliere cristiano Tancredi.

« Percosso, il cavalier non ripercote,

né sí dal ferro a riguardarsi attende,

come a guardar i begli occhi e le gote

ond’Amor l’arco inevitabil tende. »

 

« “I patti sian,” dicea “poi che tu pace

meco non vuoi, che tu mi tragga il core.

Il mio cor, non piú mio, s’a te dispiace

ch’egli piú viva, volontario more:

è tuo gran tempo, e tempo è ben che trarlo

omai tu debbia, e non debb’io vietarlo.” »

 

Morte: non riconoscendo l’amata che indossa un’armatura a lui sconosciuta, è proprio Tancredi a ferire a morte l’amata Clorinda alla fine di un estenuante duello.

« Tre volte il cavalier la donna stringe

con le robuste braccia, ed altrettante

da que’ nodi tenaci ella si scinge,

nodi di fer nemico e non d’amante. »

 

« Misero, di che godi? oh quanto mesti

fiano i trionfi ed infelice il vanto!

Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti)

di quel sangue ogni stilla un mar di pianto. »

 

« Ma ecco omai l’ora fatale è giunta

che ’l viver di Clorinda al suo fin deve.

Spinge egli il ferro nel bel sen di punta

che vi s’immerge e ’l sangue avido beve;

e la veste, che d’or vago trapunta

le mammelle stringea tenera e leve,

l’empie d’un caldo fiume. Ella già sente

morirsi, e ’l piè le manca egro e languente. »

In punto di morte Clorinda si converte alla fede cattolica e chiede a Tancredi di infonderle il battesimo. È a questo punto che il cavaliere scopre tragicamente l’identità del suo avversario.

Allo stesso tempo, è solo con la morte che Clorinda ritrova la femminilità languida e dolcemente sensuale di cui era a lungo stata priva.

« “Amico, hai vinto: io ti perdon… perdona

tu ancora, al corpo no, che nulla pave,

a l’alma sí; deh! per lei prega, e dona

battesmo a me ch’ogni mia colpa lave.”»

 

« La vide, la conobbe, e restò senza

e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza! »

 

« D’un bel pallore ha il bianco volto asperso,

come a’ gigli sarian miste viole,

e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso

sembra per la pietate il cielo e ’l sole;

e la man nuda e fredda alzando verso

il cavaliero in vece di parole

gli dà pegno di pace. In questa forma

passa la bella donna, e par che dorma.

Come l’alma gentile uscita ei vede,

rallenta quel vigor ch’avea raccolto;

e l’imperio di sé libero cede

al duol già fatto impetuoso e stolto,

ch’al cor si stringe e, chiusa in breve sede

la vita, empie di morte i sensi e ’l volto.

Già simile a l’estinto il vivo langue

al colore, al silenzio, a gli atti, al sangue. »

(mm)

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