domenica , 24 settembre 2017
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Personaggio in cerca d’autore: Bamberto

 

Nome: Bamberto

Padre: Roberto Piumini

Domicilio: Mardavia

Caratteristiche: «era di statura piccola e non troppo robusto, con un ciuffo abbondante e crespo di capelli biondi, e un viso più adatto a far l’invitato a nozze che lo sposo. A guardar bene aveva anche una lieve zoppicatura, dovuta a un calcio di cavallo preso da bambino».

Compagno di avventure: Tòchero. «Come tutti a Mardavia Bamberto ne teneva uno, più per piacere che per l’uso: una bestia quasi bionda, di criniera lunga, che cavalcava nei giorni di festa per le betulle, su e giù per le colline, fra le lavande, in primavera».

Mestiere: Mascheraio. «Così, il lavoro di Bamberto era far maschere per recite e Carnevali, di bellezza o di bruttezza, di dolore o di gioia: maschere che non assomigliavano a un solo vivente ma un po’ a tutti quelli che sono belli o brutti, che soffrono o stanno in allegria».
«[…]ma come, per quanti siano i fiori del campo, sempre uno svetta per forma e colore e bellezza, così in Bamberto l’arte di fare le maschere era arrivata al culmine, e nessuno che fosse onesto e intenditore avrebbe detto che ci fosse un mascheraio più bravo di lui».

Specialità: «Bamberto faceva maschere di ogni tipo: di cartapesta, di legno, di ferro, di gesso, di stoffa, persino di carta. In tutte era maestro, ma in quelle di legno e cartapesta maestro dei maestri».

Dicono di lui: «Se erano maschere buffe, si può stare certi che a guardarle nessuno resisteva, e scoppiavano risate da ammalare la pancia. Se erano maschere tragiche, a guardarle tutti piangevano e soffrivano e si lamentavano come al ritorno da un funerale».
« – Carissimo! – gli dicevano abbracciandolo (anche allora gli attori avevano questo vizio dei gran baci e abbracci). – Carissimo Bamberto! Le tue maschere, credilo, sono la buona metà dei nostri spettacoli!»

Filosofia: «Passando per villaggi, fattorie, campagne coltivate, Bamberto salutava, parlava, e intanto guardava le facce della gente, le imparava: perché pensava e sapeva che sono quelle, al mondo, l’opera più varia e degna di essere guardata».

«Quando, con discrezione, venne qualcuno a offrirgli denaro per avere la maschera della faccia di qualcun altro (per ereditare al loro posto, o rubare i baci della loro sposa, o per altri imbrogli), Bamberto rispondeva:
– Signore, no: né per questo né per mille volte questo denaro. La faccia di uno, signore, è cosa sacra: e se Dio avesse voluto che al mondo ce ne fossero due uguali, le avrebbe fatte, lui che è sapiente e buono».

(as)

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