mercoledì , 20 settembre 2017
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Personaggi in cerca d’autore: Kasahara May- Okada Toru


 

Cognome e nome:  Kasahara May

Cognome e nome: Okada Toru

Il dialogo

-Ma non ha un soprannome o qualcosa del genere, signor Okada? Un modo più facile per chiamarla, insomma.
-Non ne ho.
-Che ne so, “orso”, o “ranocchio”?
-Niente.
-Non è possibile! Se ne faccia venire in mente almeno uno.
-Uccello-giraviti.
-Uccello-giraviti? Che razza di roba è?
-Un uccello gira che gira le viti. Ogni mattina in cima a un albero gira le viti del mondo e fa ghiiiiiiiiii. Mi è venuto in mente così. È un uccello che viene ogni giorno davanti a casa mia, si mette sull’albero dei vicini e fa ghiiiiiiiiiii. Però nessuno l’ha mai visto.
-Ah, be’, pazienza. È un nome abbastanza difficile anche questo, signor Uccello-giraviti, ma sempre meglio di Okada Toru.

Sesso: Femminile

Sesso: Maschile                   

Padre: Murakami Haruki per entrambi    

Età: Sedici

Età: Trenta  

Professione: «Sono in prima liceo. Nel mio liceo sono dei rompiscatole … così mi son data malata. Per quel che mi riguarda posso anche restare a casa un anno, non ho nessuna fretta di  passare in seconda.”, “Negli ultimi tempi lavoro spesso per una fabbrica di parrucche. Tanto non vado a scuola e ho tutto il tempo. Sono incaricata di fare inchieste e ricerche. Per questo so tutto su quelli che perdono i capelli».   

Professione: «Non ho lavoro. Ho dato le dimissioni poco tempo fa. Facevo qualcosa come il fattorino per un avvocato. Andavo al municipio o all’agenzia del palazzo imperiale per procurarmi documenti vari, riordinavo i dati, controllavo i precedenti penali, svolgevo le pratiche burocratiche, cose così».

Appropriazione di luoghi comuni: «Ho sentito dire che i finocchi non sanno fischiare bene».

Appropriazione di luoghi comuni: «Sai cosa penso? Che non si possa escludere nessuna possibilità».

Concetti “concettualizzati”: «Dove c’è curiosità c’è coraggio, e dove c’è coraggio c’è curiosità».

Concetti “concettualizzati”: «A volte la curiosità può risvegliare il coraggio, e rafforzarlo. Però la curiosità nella maggior parte dei casi ha vita breve. Il coraggio deve fare un percorso più lungo. La curiosità è come un amico simpatico in cui non si può avere fiducia. Che si limita a istigarti e al momento buono si dilegua».

Morbosità croniche: «È meraviglioso che gli esseri umani muoiano. È qualcosa che mi piacerebbe tagliare e aprire con un bisturi. Non un cadavere. Proprio la sostanza stessa della morte. Ho l’impressione che da qualche parte debba esistere qualcosa del genere. Qualcosa di lento e morbido come una palla da softball, dai nervi paralizzati. Vorrei prelevarla dalle persone morte e provare ad aprirla. Come sarà dentro, quella cosa lì? Ci penso sempre. Magari all’interno c’è un nucleo indurito e secco. Come il dentifricio nel tubetto. Una cosa molle tutt’intorno, che s’indurisce man mano che si va verso l’interno. Prima aprirei la scorza esterna, tirerei fuori la materia molle e la taglierei a pezzi con un bisturi, o un tagliacarte. Poi procederei allo stesso modo verso l’interno, troverei della materia sempre più dura, e alla fine solo un piccolo nucleo. Piccolo come la pallina di un cuscinetto a sfera, e durissimo».

Morbosità croniche: «La delusione c’è, è ovvio. Ma non è la ragione per cui sono sceso quaggiù. Non è che mi stia nascondendo per sfuggire la realtà. Avevo bisogno di un posto dove potermi concentrare, dove poter pensare tranquillo ai fatti miei. […] Come quando si costruisce una casa su un terreno dove non c’è nulla. […]Non riesco a muovermi, inoltre qui sta sgorgando l’acqua. Non è più un pozzo prosciugato come una volta. Può darsi che io muoia annegato. È evidente che ho paura, se penso di morire qui nel buio in fondo a questo pozzo».

Reciprocamente pensando:  «[…]E se non avessi provocato quello stupido incidente in moto, l’estate scorsa non avrei incontrato lei in quel vicolo sul retro di casa mia, e se non l’avessi incontrata, forse lei non avrebbe mai saputo nulla del pozzo dei Miyawaki, quindi non le sarebbe venuta quella voglia sulla guancia. […]Posso dirle soltanto una cosa: la preferivo quando non aveva la voglia. Anzi, mi correggo. […] La mia opinione è questa, Signor Uccello-giraviti: quella voglia forse le porterà qualcosa di importante. Però le sta anche rubando qualcosa. Una sorta di scambio, insomma. Ma a forza di farsi rubare cose in quel modo, fra poco di lei non resterà più niente».

Reciprocamente pensando: «Arrivederci, Kasahara May. Prego perché qualcosa ti protegga sempre. Stavi benissimo in bikini».

(db)

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