giovedì , 14 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Winston Smith


  

Nome: Winston Smith, «Camerata 6079 Smith W.»

Padre: George Orwell

Identità: «[…]piccola fragile figuretta, la cui magrezza era accentuata dalla tuta azzurra in cui consisteva l’uniforme del Partito. I capelli erano biondi, molto chiari, il colorito della faccia lievemente sanguigno, la pelle raschiata da ruvide saponette e da lamette che avevano perso il filo da tempo, e dal freddo dell’inverno che proprio allora era finito», «[…] sapeva con certezza che aveva trentanove anni e credeva d’esser nato nel 1944 o nel 1945»

Abitudini alimentari…: «[…] un liquido incolore con sopra un’etichetta bianca e l’iscrizione “Gin della Vittoria”. Rimandava un sentore oleoso e malsano, simile a quello dell’alcool di riso cinese. […] Quella bevanda sapeva di acido nitrico, e ingoiandola, si aveva la sensazione di essere colpiti alla nuca da uno sfollagente. Un momento appresso, tuttavia, il bruciore nel ventre s’attutì, e il mondo cominciò a sembrare un po’ più allegro.», «La colazione regolamentare fu depositata su ognuno in un batter d’occhio: una ciotola metallica con una sorta di stufato grigiorossicio, un pezzo di pane, un cubo di formaggio, una tazza di caffè della Vittoria e una pastiglia di saccarina.»

e… antichi sapori: «“Zucchero! Zucchero vero! Non saccarina. Zucchero. E questo è pane… vero pane bianco, non quella robaccia che ci danno… e un piccolo barattolo di marmellata. E questa è una scatola di latte” […] L’aroma già aveva riempito la stanza, un ricco, caldo aroma che sembrò a Winston quasi una emanazione della sua remota fanciullezza, e che qualche volta si poteva cogliere ancora, librato per un attimo, in un vicolo, prima che si sentisse sbattere una qualche porta, ovvero misteriosamente diffuso in una strada affollata, annusato un istante e poi rubato a tradimento. “È caffè” bisbigliò Winston, “vero caffè!”», «[…] un liquido rosso scuro. Winston fu di nuovo assalito da memorie di cose andate, di qualcosa che aveva veduto su una qualche parete o su una di quelle staccionate che si mettono davanti agli edifici in costruzione… una grande bottiglia disegnata da luci elettriche che pareva muoversi su e giù e versare il suo contenuto in un bicchiere. Visto dall’alto, quel liquido sembrava quasi nero, ma dentro alla caraffa luccicava come se fosse di un trasparente rubino. Aveva un odore dolciastro e acidetto. […] “Si chiama vino”»

Il nemico-amico: «La faccia dai baffi neri riguardava da ogni cantone. Ce n’era una proprio nella casa di fronte. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta, mentre gli occhi neri fissavano con penetrazione quelli di Winston. Più sotto, a livello della strada, un altro cartellone, stracciato a un angolo, sbatteva col vento, scoprendo e nascondendo alternativamente la parola SOCING.»

L’amico-nemico: «[…] un certo O’Brien, membro del Partito Interno, […] era grosso, tarchiato, con un collo largo e una faccia rozza e brutale, ma non priva d’una certa arguzia. Nonostante il suo aspetto imponente, usava maniere affabili. Aveva il vezzo d’aggiustarsi di continuo gli occhiali sul naso, in un certo modo indefinibile che testimoniava, però, una curiosa civiltà. […] Winston aveva veduto O’Brien appena una dozzina di volte in una dozzina press’a poco di anni, ma si sentiva profondamente attratto da lui […] Ciò era dovuto, più che altro, da una sorta di segreta fiducia (o meglio, più che fiducia, soltanto speranza) nel fatto che l’ortodossia politica di O’Brien non fosse del tutto senza mende.», «C’era tra loro una sorta di tacita connivenza, che era più importante dell’affetto o del trovarsi alleati negli stessi ideali. “Ci incontreremo nel luogo dove non c’è tenebra” aveva detto. Winston non sapeva bene ciò che quella frase voleva dire, ma solo che in un modo o nell’altro si sarebbe avverata.»

Il primo germe della rivoluzione…: «La cosa che si disponeva a fare consisteva nell’incominciare un diario. Ciò non era illegale (nulla era illegale poiché non c’erano più leggi); ma se comunque fosse stato scoperto, non c’era dubbio che sarebbe stato condannato a morte, o a venticinque anni almeno di lavori forzati. […] Intinse la penna nel calamaio e quindi esitò un istante. Ebbe un tremito fin nelle budella. Segnare la carta sarebbe stato l’atto decisivo. Con certe piccole goffe cifre, scrisse “4 aprile 1984”»

e… la coscienza rivoluzionaria: «Ansimavano tutt’e due, ma un sorriso era riapparso agli angoli della bocca di lei. Lo guardò ancora per un istante, poi mise mano alla chiusura lampo dell’uniforme. E, sì, proprio! successe quasi come nel sogno. Svelta, come se l’era immaginata lui, lei s’era tolta gli abiti e, mentre li andava gettando di lato, faceva un gesto magnifico, proprio quello stesso magnifico gesto dal quale sembra che venga distrutta tutta intera una civiltà […] Nei tempi antichi, pensò, un uomo guardava il corpo di una ragazza, si accorgeva di desiderarlo e tutto finiva lì. Non si sapeva più godere dell’amore puro o della pura libidine, oggidì. Nessuna emozione era più pura, perché ogni cosa era mescolata con la paura e con l’odio. Il loro amplesso era stato una battaglia. L’attimo di godimento, una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.»

La società distopica…: «“Il Partito ricerca il potere esclusivamente per i suoi fini. Il bene degli altri non ci interessa affatto; ci interessa soltanto il potere. […] Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. […] Tu stai pensando che la mia faccia è vecchia e stanca. Tu pensi che io sto parlando di potere e che tuttavia non sono nemmeno capace di impedire al mio corpo di invecchiare e decadere. Ti rendi conto, Winston, che l’individuo è soltanto una cellula? E che l’uso, appunto, della cellula costituisce la forza dell’organismo? Muori forse quando ti tagli le unghie?”

e… l’utopia: «Nei suoi pensieri, da sveglio, lo chiamava Il Paese d’Oro. Era una pastura antica morsicchiata dai conigli, con un sentiero che vi passava a zig zag frammezzo, e le protuberanze, qua e là, delle tane delle talpe. Sull’orlo frastagliato della parte opposta del campo, i rami degli olmi oscillavano dolcemente per una brezza leggera e le foglie si scuotevano in masse dense come capelli di donna. Nei pressi, sebbene nascosto alla vista, doveva esserci un qualche limpido, quieto ruscello in cui pesci d’argento nuotavano verso le buche sotto i salici.»

Il mondo intorno…: «Simili a una risposta, i tre solgans sulla facciata del Ministero della Verità gli ritornarono dinanzi agli occhi: LA GUERRA È PACE, LA LIBERTÀ È SCHIAVITÚ, L’IGNORANZA È FORZA»

e… quello interiore: «Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli… A un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto: Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bispensiero… tanti saluti!»

L’addio alle “armi”: «“Esiste il Grande Fratello?” “Naturalmente esiste. Il Partito esiste. Il Grande Fratello è la personificazione del Partito.” “Ma voglio dire, esiste nello stesso modo in cui esisto io?” “Tu non esisti” disse O’Brien.»

 

(db)

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