martedì , 12 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Berenice

(fonte Illustrazione di Harry Clarke per Berenice di Edgar Allan Poe, Racconti del mistero e dell’immaginazione, 1916, sul sito www.gothic.stir.ac.uk)

Nome: Berenice

Padre/Amante: E. A. Poe

Il ricordo: «Berenice ed io eravamo cugini, e insieme crescemmo entro le mura paterne. Nondimeno crescemmo in modo diverso: io malaticcio, sempre immerso intetraggini, ella agile, graziosa, traboccante d’energia; sue erano lecorse sulla collina, miei gli studi del chiostro; io vivevo richiuso nella cerchia del mio cuore, dedicandomi anima e corpo alla meditazione più intensa e piu’ dolorosa, ella si aggirava spensierata attraverso l’esistenza senza il piu’ lieve timore di ombre che potessero frapporsi sul suo cammino, o del volo silente delle ore dalle ali corvine.»

Il lamento: «Berenice! Io invoco il suo nome, Berenice! e a questa voce balzano dalle grigie rovine della memoria mille tumultuanti ricordi! Ah! quanto viva è la sua immagine dinanzi a me ora, come lo era nei primi anni della sua levità di cuore e della sua gioia! O sfarzosa e tuttavia fantastica bellezza.»

La malattia«Un male, un male fatale, si abbatté come il simun sul suo corpo e, ancor mentre la contemplavo, lo spirito della dissoluzionela ghermì, permeando la sua mente, le sue abitudini, il suo carattere, ein modo cosi’ sottile e spaventoso da alterare persino l’identità della sua persona! Ahimè! Il distruttore venne e fuggì, e la vittima… dov’era la vittima? Io non la conoscevo, o almeno non la riconoscevo più come Berenice.»

I denti«La fronte era alta, pallidissima, stranamente serena; e i capelli untempo color del giaietto ricadevano parzialmente su di essa adombrando letempie cave d’innumerevoli riccioli ora di un giallo vivo esgradevolmente discordanti nel loro fantastico aspetto con la malinconia predominante nelle sembianze di lei. Gli occhi erano senza vita, opachi,apparentemente privi di pupille, e io mi ritrassi involontariamente dalla loro vitrea fissità per contemplare le labbra sottili, affilate. Questesi aprirono, e in un sorriso di particolare significato i DENTI della mutata Berenice si dischiusero lentamente ai miei occhi. Volesse il cielo che io mai li avessi veduti, o che dopo quell’attimo in cui io li vidi fossi morto!»

(rrb)

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