giovedì , 14 dicembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Charles Bovary

Nome: Charles Bovary

Padre: Gustave Flaubert.

Stato civile: Vedovo, per due volte. Prima di Héloise, poi di Emma.

Figli: Berthe, avuta con Emma.

Ma Berthe era così dolce, così affettuosa, e la sua testolina si curvava con tanta grazia facendo cadere sul rosato delle guance la sua ricca capigliatura bionda, che un infinito senso di delizia lo invadeva, una gioia tutta impregnata d’amarezza come quei vini fatti male che sanno di resina. Le aggiustava i giocattoli, le ritagliava pupazzetti di cartone o ricuciva le bambole sventrate. Ma se lo sguardo gli cadeva sull’astuccio da lavoro, su un nastro dimenticato o magari su uno spillo rimasto in una fessura del tavolo, prendeva a fantasticare, e aveva un’espressione di tale tristezza che lei diventava triste come lui.

Professione: Medico.

Formazione:A dodici anni sua madre ottenne che cominciasse gli studi. Fu affidato al parroco. Ma le lezioni erano così brevi ed irregolari, che non potevano giovargli granché. […] il parroco era immancabilmente soddisfatto di lui e arrivava a dire che il giovanotto aveva molta memoria.” “[…] l’anno seguente fu finalmente destinato al collegio di Rouen”. “Dopo tre anni, però, i genitori lo tolsero dal collegio per fargli studiare medicina”.

 

Rapporto con la prima moglie:La sera, quando Charles rincasava, lei estraeva dalle lenzuola quelle lunghe braccia ossute, gliele metteva intorno al collo, lo faceva sedere sulla sponda del letto e prendeva a parlargli dei suoi guai: la trascurava, lui, aveva un’altra! Le avevano pur predetto che sarebbe stata infelice; e concludeva con la richiesta di uno sciroppo per la sua salute e di un po’ più d’amore.

Rapporto con la seconda moglie: La chiamava mogliettina mia, le dava del tu, domandava continuamente dove fosse, la cercava in ogni angolo e spesso se la tirava dietro nei cortili dove lo scorgevano di lontano, fra gli alberi, mentre le cingeva alla vita camminava mezzo chino su di lei, sgualcendole con la testa la pettorina della camicetta.”

A letto, al mattino, con la testa di lei accanto a sé sul cuscino, guardava i raggi del sole filtrare nella peluria delle sue gote bionde semicoperte dalle trine della cuffia.”

Dopo la morte di lei: “[…] si accasciò fino alle ginocchia nella terra, e vi affondò le mani per buttare zolle sulla cassa. <<Addio!>> gridava. Le mandava baci, si trascinava verso il bordo per sprofondare con lei.

Romanticherie: “<<Voglio che venga seppellita con il suo abito da sposa, scarpe bianche e coroncina di fiori. Scioglietele i capelli sulle spalle. Tre casse: una di quercia, una di mogano, una di piombo. Non ditemi niente, troverò la forza necessaria. Tutto dev’essere avvolto e drappeggiato di velluto verde. Fate così. Lo voglio>>” “Il farmacista intervenne: << Il velluto mi pare proprio una superfetazione. E del resto la spesa…>> <<Vi riguarda forse? – gridò Charles. – Lasciatemi! Voi non l’amavate. Uscite!>>

Per piacerle, quasi fosse ancora viva, adottò i suoi gusti, le sue idee. Si comprò stivali di vernice, prese a portare cravatte bianche. Usava un cosmetico per i baffi e per imitarla firmò cambiali. Dall’oltretomba lei lo corrompeva.

Confronto con l’amante: “<<Non vi serbo rancore>> disse.

Rodolphe non riusciva ad aprir bocca. E Charles, con il capo chino fra le mani, riprese con voce spenta e con il tono rassegnato dei dolori infiniti: <<No, non vi serbo più rancore.>>

E anzi aggiunse una frase solenne, la sola che avesse mai pronunziata:

<<È colpa della fatalità!>>

Rodolphe, che quella fatalità l’aveva guidata, lo giudicò molto bonario, per un uomo nella sua situazione, persino comico e un po’ vile.

(sp)

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