giovedì , 27 aprile 2017
Le news di Asterischi

3. Asterischi, o il diritto di non finire un libro

libri via

 

Lo so, lo so, dobbiamo chiedere scusa. Ma è un nostro diritto, ci consoliamo così.

Perché il punto qui non è che non abbiamo tempo di leggere e quindi saltiamo le pagine, è che proprio non ne possiamo più.

Non potete scrivere un libro solo per far sapere ai lettori che conoscete paroloni o tutte le opere dei massimi intellettuali della storia. Ci crediamo anche senza sciropparci una storia mediocre farcita di citazioni colte e autorevoli. Ma non possiamo dare tutta la colpa agli scrittori, peccheremmo di presunzione.

Dobbiamo concentrarci solo sul nostro “mestiere” di lettori. Un libro non è una missione da compiere o un compito da portare a termine. Non lo è nemmeno per chi con i libri ci lavora. Ma questo non si può dire. Immaginate cosa succederebbe se gli autori di alcune recensioni confessassero che a un certo punto hanno abbandonato il libro in questione sullo scaffale più alto della libreria. O pensavate forse che tutti quelli che parlano di un libro è perché il libro l’hanno letto tutto davvero?

Ci sono tre motivi per cui non si finisce un libro. L’età sbagliata, il momento sbagliato, il libro sbagliato.

Al primo motivo si pone rimedio col passare del tempo, nessuno ci vieta di riprovarci, e spesso la seconda volta è proprio quella buona. Il secondo motivo è un po’ difficile da comprendere; a volte semplicemente non è il momento per affrontare quel libro, e magari lo sarà tra una settimana, o qualche giorno, solo che non è semplice rendersene conto. Ci hanno inculcato l’immagine del lettore che divora le pagine, che legge i libri tutti d’un fiato. Quindi quando ci accorgiamo di aver perso il ritmo del divoratore, ci arrendiamo e lasciamo perdere per sempre. E sbagliamo.

L’ultimo motivo è quello a cui giungiamo quando, dopo aver riprovato in un altro momento o ad un’altra età, ci accorgiamo che non è cambiato nulla.

Un lettore “fissato” non accetterà mai con se stesso che quel libro di Shakespeare, giusto per fare un esempio, semplicemente non gli piace. Gli risulta più facile ammettere di non amare qualche contemporaneo, magari best seller, ma Shakespeare proprio no.

È vero, una biblioteca fatta di libri pieni di segnalibri che ne indicano l’abbandono a metà non è una cosa bella da vedere. Ma perché preoccuparsene per forza? Mettete via quei segnalibri, non vi servono più.

Mi dispiace scrittore, non saprò mai come finisce il tuo dramma perché proprio non m’interessa.

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Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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