venerdì , 21 luglio 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Mariam la “harami”

 Foto di (db)

Nome e discendenza: Mariam, figlia harami di Jalil Kahn

Anno e luogo di nascita: 1959, Herat, Afghanistan, «culla della cultura persiana, patria di scrittori, di pittori e di sufi.»

Padre: Khaled Hosseini

Educazione ricevuta: «Imparalo adesso e imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo, Mariam.», «C’è una sola abilità che serve a donne come te e come me e di certo non te la insegnano a scuola. […] Una sola abilità: il tahamul. La sopportazione.»

Stato civile: coniugata con Rashid, «viso largo, quadrato, dal colorito sano; il naso adunco, le guance rubizze che davano un’impressione allegra e scaltra; gli occhi acquosi iniettati di sangue; i denti accavallati, con i due incisivi accostati di spigolo come un tetto spiovente; la fronte incredibilmente bassa, con l’attaccatura dei folti capelli crespi, sale e pepe, a non più di un paio di dita dalle sopracciglia cespugliose. […]“Questo è il viso di mio marito.”»

Nang” e “namus” (onore e orgoglio): «Mariam non aveva mai indossato il burqua. Rashid dovette aiutarla a infilarlo. Il pesante copricapo imbottito le stringeva la testa. Era strano vedere il mondo attraverso una grata. […] Scoprì con sua sorpresa che anche il burqua le dava sicurezza. Era come una finestra da cui si guardava senza essere visti. Dietro la cortina di stoffa, si sentiva protetta dagli sguardi indagatori degli sconosciuti.»

Modelli inarrivabili: «Donne afghane moderne, maritate a uomini afghani moderni che non facevano caso se le loro mogli camminavano in mezzo a estranei con il viso truccato e senza il velo sulla testa. […] Queste donne erano tutte un dondolare di borsette e un fruscio di sottane. Avevano le unghie lunghe, dipinte di rosa o di arancio, e le labbra rosse come tulipani. Camminavano svelte su tacchi alti, con l’aria di essere incessantemente pressate da impegni urgenti.»

Evoluzioni storiche: «[…] nell’estate del 1973 […] re Zahib Shah, dopo aver governato da Kabul per quarant’anni, era stato spodestato da un colpo di stato. “È stato suo cugino Daud Khan […] L’Afghanistan non è più una monarchia, ora è una repubblica e Daud Khan è il presidente.”», «Il 17 aprile del 1978, un uomo di nome Mir Akbar Khyber fu trovato assassinato. […] Il 27 aprile […] Abdul Qader, colonnello dell’aviazione, annunciò che il mattino, la Quarta Divisione Corazzata aveva occupato l’aeroporto e i centri nevralgici della città. […] Kabul era nelle mani del popolo. […] Dopo alcuni giorni […] Daud Khan era stato giustiziato.», «Aprile 1992. […] L’Afghanistan ora aveva un nuovo nome, Stato Islamico dell’Afghanistan.», «Il presidente Rabbani venne eletto dal consiglio dei capi messo insieme con eccessiva fretta. […] I mujahidin, armati sino ai denti, in assenza di un nemico comune, presero a scannarsi a vicenda.», «Nel giugno di quell’anno, il 1992, ci furono intensi combattimenti nella zona occidentale di Kabul tra le forze pashtun del signore della guerra Sayyaf e gli hazara della fazione Wahdat.», «Sayyaf combatteva gli hazara. Gli hazara combattevano Massud. “E lui combatte Hekmatyar, naturalmente, che ha l’appoggio dei pakistani. Nemici mortali quei due, Massud e Hekmatyar.”», «“Corre voce che Dostum stia per cambiare alleanze e sia stia schierando con Hekmatyar. Massud avrà il suo bel daffare a combattere quei due. E non dobbiamo dimenticare gli hazara.”», «Ai primi di gennaio dell’anno seguente, il 1994, Dostum cambiò effettivamente alleanze. Passò dalla parte di Gulbuddin Hekmatyar.[…] Insieme attaccarono le truppe di Massud e di Rabbani. Dall’una e dall’altra riva del fiume Kabul, le fazioni nemiche si lanciavano contro scariche di artiglieria.», «Il mattino del 27 settembre (1996), Mariam fu svegliata da grida, fischi, scoppi di petardi e musica. “Sono arrivati i talebani”.»

Rivalità…: «Durante il giorno la ragazza (Laila), non era altro che un cigolio di molle, uno scalpiccio di passi sopra la testa. Era l’acqua che sciabordava nel bagno o il cucchiaino da tè che tintinnava contro il bicchiere nella stanza da letto. Di tanto in tanto c’erano delle apparizioni fugaci: lo svolazzare di un abito ai bordi del campo visivo di Mariam, uno sgattaiolare su per le scale, le braccia incrociate sul petto, i sandali che sbattevano sui talloni.[…] A volte, le sentiva addosso l’odore di Rashid. Era l’odore del sudore, del tabacco, del desiderio di Rashid a impregnare la pelle della ragazza.»

e… Amicizia: «[…] successe una cosa incredibile: la ragazza si scagliò contro di lui (Rashid). Gli afferrò il braccio con entrambe le mani e cercò di tirarlo giù, ma non riuscì a far altro che rimanervi appesa. […] Lottarono così, la ragazza appesa al suo braccio, supplicante, e lui che cercava di togliersela di dosso senza staccare gli occhi da Mariam, troppo stordita per fare alcunché. Alla fine, Mariam intuì che non l’avrebbe picchiata, non quella notte.»

Sogno e libertà: «Gli anni non avevano trattato Mariam con indulgenza. Ma forse l’aspettavano altri anni, più clementi. Una nuova vita, una vita in cui avrebbe trovato le benedizioni che una harami non avrebbe mai avuto. Due nuovi fiori erano sbocciati inaspettatamente nella sua vita e, mentre guardava cadere la neve, si immaginò il Mullah Faizullah, che, facendo roteare i grani del suo tasbeh, si chinava su di lei e le sussurrava all’orecchio, con la sua voce pacata e tremula: Ma è Dio che li ha piantati, Mariam jo. E lui vuole che tu te ne prenda cura. È la sua volontà, ragazza mia.»

(db)

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