martedì , 23 maggio 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Le Horla

Nome: Le Horla

Padre: Guy De Maupassant

Incontro: «Passeggiavo alle due, all’aria aperta, nella mia aiuola di rosai… nel viale dei rosai d’autunno che cominciano a fiorire.
Mentre mi fermavo a guardare un gigante delle battaglie, che portava tre fiori magnifici, ho visto, ho visto distintamente, molto vicino a me, il gambo di una di queste rose piegarsi, come se un mano invisibile l’avesse ritorto, poi spezzarsi, come se la stessa mano l’avesse colto! Poi il fiore si sollevò, seguendo una curva che avrebbe descritto un braccio nel portarla verso una bocca, e rimase sospeso nell’aria trasparente, sola, immobile, terrificante macchia rossa a tre passi dai miei occhi.
Smarrito, mi gettai su di esso per prenderlo! Non trovai niente; era scomparso. Allora fui preso da una collera furiosa contro me stesso; perché non è permesso ad un uomo ragionevole e serio avere simili allucinazioni.»

Allucinazione: «Certo, mi crederei folle, assolutamente folle, se non ne fossi cosciente, se non conoscessi perfettamente il mio stato, se non lo sondassi analizzandolo in modo completamente lucido. Io non sarei, dunque, che un allucinato che ragiona. Una turbolenza sconosciuta si sarebbe prodotta nel mio cervello, una di quelle turbolenze che cercano di annotare e di precisare oggi i fisiologi; e questa turbolenza avrebbe determinato nel mio spirito, nell’ordine e nella logica delle mie idee, una spaccatura profonda. Fenomeni simili hanno luogo nel sogno che ci conduce attraverso le fantasmagorie più inverosimili, senza che ne siamo sorpresi, perché l’apparecchio verificatore, perché il senso del controllo è addormentato; mentre la facoltà immaginativa è sveglia e lavora. Non può essere che uno dei tocchi impercettibili della tastiera cerebrale si trovi paralizzato dentro di me? Ci sono uomini che, a seguito di un incidente, perdono la memoria dei nomi propri o dei verbi o dei numeri, oppure soltanto delle date. Gli indirizzi di tutte le particelle del pensiero sono oggi provati. Ora, che ci sarebbe di strano se la mia facoltà di controllare l’irrealtà di alcune allucinazioni si trovasse intorpidita in questo momento!»

Possessione: «Sono perduto! Qualcuno possiede la mia anima e la governa! Qualcuno ordina tutti i miei atti, tutti i miei movimenti, tutti i miei pensieri. Non ho più potere su di me, non sono che uno spettatore schiavo e terrorizzato di tutte le cose che faccio. Desidero uscire. Non posso. Lui non vuole; e io rimango, smarrito, nella poltrona in cui mi tiene seduto. Desidero soltanto alzarmi, sollevarmi, per potermi credere padrone di me stesso. Non posso! Sono inchiodato alla mia sedia e la sedia è incollata al suolo, in maniera tale che nessuna forza ci potrebbe sollevare.»

Indescrivibile: «Che notte! che notte! E tuttavia mi sembra che dovrei rallegrarmi. Fino all’una del mattino, ho letto! Hermann Herestauss, dottore in filosofia e in teogonia, ha scritto la storia e le manifestazioni di tutti gli esseri invisibili che vagano intorno all’uomo o che sono sognati da lui. Descrive le loro origini, il loro dominio, la loro potenza. Ma nessuno di loro assomiglia a quello che mi pervade. Si direbbe che l’uomo, da quando ha avuto la capacità di pensare, ha previsto e temuto un essere nuovo, più forte di lui, suo successore in questo mondo, e che, sentendolo vicino e non potendo prevedere la natura di questo padrone, ha creato, nel suo terrore, tutto il popolo fantastico degli esseri occulti, fantasmi incerti nati dalla paura.»

L’arrivo: «È venuto, Colui che prevedevano i primi terrori dei popoli primitivi, Colui che esorcizzavano i sacerdoti inquieti, che gli stregoni evocavano nelle notti scure, senza vederlo apparire ancora, a cui i presentimenti dei padroni effimeri del mondo prestarono tutte le forme mostruose o graziose degli gnomi, degli spiriti, dei geni, delle fate, dei folletti. Dopo le grossolane concezioni della paura primitiva, uomini più perspicaci l’hanno previsto più chiaramente. Mesmer l’aveva indovinato e i medici, già da dieci anni, hanno scoperto, in modo preciso, la natura della sua potenza prima che l’avesse esercitata lui stesso. Costoro hanno giocato con l’arma del nuovo Signore, il dominio di una misteriosa volontà sull’anima umana divenuta schiava. Hanno chiamato questa cosa magnetismo, ipnotismo, suggestione… che ne so? Io li ho visti divertirsi come bambini imprudenti con quest’orribile potere! Sventurati noi! sventurato l’uomo! Lui è venuto, il… il… come si chiama… mi sembra che mi gridi il suo nome, ma io non lo sento…»

(rrb)

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