venerdì , 22 settembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Orlando

 

Nome: Orlando

Soprannome: L’Orlando furioso

Padre: Ludovico Ariosto

Professione: Cavaliere alla corte di Carlo Magno, suo zio

Stato civile: «che gran tempo inamorato

Fu de la bella Angelica, e per lei»

Parentela: figlio di Milone, nipote di Amone di Chiaramonte (fratello di Milone) e Beatrice di Baviera, cugino di primo grado di Rinaldo (figlio di Amone e Beatrice)

Imprese:

«In India, in Media, in Tartaria lasciato

Avea infiniti et immortal trofei,

in Ponente con essa era tornato,

dove sotto i gran monti Pirenei

con la gente di Francia e de Lamagna

re Carlo era attendato alla campagna,

per fare al re Marsilio e al re Agramante

battersi ancor del folle ardir la guancia,

d’aver condotto, l’un, d’Africa quante

genti erano atte a portar spada e lancia;

l’altro d’aver spinta la Spagna inante

a destruzion del bel regno di Francia »

Ragion d’essere: conquistare Angelica

«Nata pochi dì inanzi era una gara

Tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo;

che ambi avean per la bellezza rara

d’amoroso disio l’animo caldo.

Carlo, che non avea tal lite cara,

che gli rendea l’aiuto lor men saldo,

questa donzella, che la causa n’era,

tolse, e diè in mano al duca di Bavera;

in premio promettendola a quel d’essi

ch’in quel conflitto, in quella gran giornata,

degli infideli più copia uccidessi,

e di sua man prestassi opra più grata.»

La pazzia di Orlando: «veder l’ingiuria sua scritta nel monte

L’accese sì, ch’in lui non restò dramma

Che non fosse odio, rabbia, ira e furore;

né più indugiò, che trasse il brando fuore.

Tagliò lo scritto e ‘l sasso, e sin al cielo

A volo alzar fe’ le minute schegge.

Infelice quell’antro, et ogni stelo

In cui Medoro e Angelica si legge!

Così restar quel dì, ch’ombra né gielo

A pastor mai non daran più, né a gregge:

e quella fonte, già sì chiara e pura,

da cotanta ira fu poco sicura;

che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle

non cessò di gittar ne le bell’onde,

fin che da sommo ad imo sì turbolle,

che non furo mai più chiare né monde.»

(mc)

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