domenica , 25 giugno 2017
Le news di Asterischi

11 Marzo 2004: la Spagna del silenzio

El corrector

«È facile dirlo adesso, lo so. Neanche io mi sento molto orgoglioso di scrivere queste righe, ma credo che devo farlo, perché altrimenti continuerà a esserci gente convinta che, in questa vita, tutto è uguale a tutto, e questa, senza dubbio, è un’equazione intollerabile».

Così Ricardo Menéndez Salmón nel suo libro Il correttore, pubblicato nel 2009. A volte bisogna avere una scusa per scrivere libri e per leggerli, per cantare canzoni e per ascoltarle, per fare film e per vederli. Una scusa, o un motivo. E a volte è necessario farlo. La mattina dell’11 marzo 2004 Madrid è stata sconvolta da quattro attacchi terroristici che hanno causato la morte di 191 persone. Dalle tragedie nascono sempre delle opere d’arte. Ma le tragedie si raccontano da fuori; solo chi non le vive in prima persona può raccontarle, con quel gelo che toglie il fiato.

«Quella mattina, tuttavia, nemmeno la televisione ci servì da palliativo contro l’orrore. E credo che non ci servì perché la gente che dall’altro lato dello schermo ci parlava senza parole, somigliava incredibilmente a tutti noi, perché in realtà eravamo tutti noi quelli che stavano lì, in mezzo alle strade, camminando come zombie o seduti al parco con lo sguardo perplesso di chi si sveglia in un paese di cannibali».

La Spagna, salvo qualche eccezione, ha deciso, da quel momento, di parlare senza parole, di stamparsi le ferite addosso senza mostrarle a nessuno, com’era già successo dopo il lungo periodo di dittatura franchista. Le interminabili parole spese per stabilire chi fossero i responsabili dell’attentato e le ripercussioni politiche dovute alle elezioni nazionali di qualche giorno dopo, hanno probabilmente portato al silenzio. La versione narrativa dei fatti offerta da Ricardo Menéndez Salmón, scrittore asturiano, lontana da ogni dolorosa banalità proprio perché dentro tutte le banalità della vita, è quella che più ci fa pensare al silenzio spagnolo, che non è oblio, ma dolore che probabilmente non può essere superato. La storia struggente di un innamoramento che sembra arrivare al culmine proprio su uno dei treni coinvolti nell’attentato di quel giovedì 11 marzo 2004, cantata dalla band basca La oreja de Van Gogh, ci fa pensare che per parlare di cose terribili non è necessario dire cose terribili.

 

 

(as)

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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