venerdì , 22 settembre 2017
Le news di Asterischi

Personaggio in cerca d’autore: Isabel Allende

Nome: Isabel Allende

Madre: Isabel Allende

Presentazioni: « Sono nata in agosto, segno zodiacale Leone, sesso femminile, e se non mi hanno scambiata in clinica ho sangue castigliano-basco, un quarto francese e una piccola dose di araucano o mapuche, come tutti quelli che vengono dalla mia terra. Benché sia venuta al mondo a Lima, sono cilena; vengo da un luogo petalo di mare e vino e neve, come Pablo Neruda definì il mio paese, e da lì vieni anche tu, Paula.

[…] Mia madre non era preparata alla maternità, ma appena presentì di essere incinta seppe che sarebbe stata una bambina, la chiamò Isabel e intavolò con lei un dialogo permanente che non si è mai interrotto fino a oggi.

[…] Mio padre aveva gusti sfarzosi, riuscì a entrare in rapporti con il gruppo più eletto della crème politica e sociale, in piena guerra riusciva a ottenere il miglior whisky, la cocaina più pura e le cortigiane più compiacenti. E’ una grande assenza nella mia vita, se ne andò così presto e in maniera così totale che non serbo ricordi di lui. »

Lo sforzo di crescere: « A me toccò crescere nella casa dei nonni. Beh, è un modo di dire, la verità è che non sono cresciuta molto, con uno sforzo sproporzionato ho raggiunto il metro e mezzo, statura che ho mantenuto fino a un mese fa, quando mi sono accorta che lo specchio del bagno stava salendo. Sciocchezze, non ti stai ingobbendo, il fatto è che hai perso peso e porti scarpe senza tacchi, assicura mia madre, ma noto che di sottecchi mi osserva preoccupata. Dicendo che sono cresciuta con sforzo non parlo per metafore […] Per anni frequentai una palestra dove mediante un sistema di corde e di pulegge mi appendevano al soffitto affinché la forza di gravità mi allungasse lo scheletro. »

 

Le radici della scrittura: « Mi sentii sempre diversa, da quando riesco a ricordare sono stata emarginata, non appartenevo realmente alla mia famiglia, al mio ambiente sociale, a un gruppo. Suppongo che da questo sentimento di solitudine nascano le domande che spingono a scrivere, nella ricerca delle risposte germinano i libri. »

 

« Non decido l’argomento, è l’argomento a scegliere me, il mio lavoro consiste semplicemente nel dedicargli abbastanza tempo, solitudine e disciplina perché si scriva da solo. »

 

Le mode: « Degli hippy coltivavo l’aspetto esteriore, in realtà vivevo come un’ape operaia lavorando dodici ore al giorno per pagare i conti. L’unica volta che provai la marijuana, che mi fu offerta da un vero hippy, capii che non era per me. Ne fumai sei di seguito e non mi invase l’euforia allucinante di cui avevo tanto sentito parlare, solo un gran mal di testa; i miei pragmatici geni baschi sono immuni dalla facile felicità delle droghe. Tornai alla televisione, stavolta con un programma umoristico femminista, e collaboravo all’unica rivista per bambini del paese, che finii per dirigere. »

 

Il femminismo: « Nel tempo libero traducevo romanzi rosa dall’inglese allo spagnolo. Quasi senza accorgermene introducevo piccole modifiche per migliorare l’immagine dell’eroina, cominciavo con qualche cambiamento nei dialoghi, perché lei non sembrasse completamente ritardata… Non durai molto in quel lavoro, pochi mesi dopo mi liquidarono. »

« Ho quarantanove anni, mi metto la mano sul cuore e con voce da bimba dico: non voglio essere come mia madre, sarò come mio nonno, forte, indipendente, sana e potente, non accetterò che qualcuno mi comandi e non dovrò nulla a nessuno; voglio essere come mio nonno e proteggere mia madre. »

« Questa sono io, sono una donna, ho un nome, mi chiamo Isabel, non sto trasformandomi in fumo, non sono scomparsa. Mi osservo nello specchio d’argento di mia nonna: questa persona dagli occhi desolati sono io, ho vissuto quasi mezzo secolo, mia figlia sta morendo, eppure voglio ancora far l’amore. »

Il golpe: « Fino al giorno del colpo di Stato pensavo che la giovinezza mi sarebbe durata in eterno . Tutto questo ebbe una fine brusca l’11 settembre 1973 quando aprii gli occhi sulla brutalità dell’esistenza. […] Passarono mesi prima che le evidenze fossero irrefutabili e la paura finisse per paralizzarci. Come poté distorcersi in quel modo la realtà? Fummo tutti complici, l’intera società impazzì. Alla fine dell’anno seguente, quando il paese era completamente sottomesso, si mise in pratica un sistema di capitalismo puro. […] Io allora avevo già perso il posto nelle due riviste e registravo il mio programma sorvegliata da una guardia armata di mitra nello studio. Non solo la censura mi impediva di lavorare, presto mi accorsi che alla dittatura conveniva che un membro della famiglia Allende comparisse in televisione, quale miglior prova che nel paese regnava la normalità. Mi dimisi. »

L’intervista a Pablo Neruda: 

«  “Quale intervista?”

“Beh.. sono venuta per questo, no?”

“A me? Non le permetterò certo di sottopormi a una cosa del genere!” rise. “Lei dev’essere la peggior giornalista di questo paese figliola. E’ incapace di essere obiettiva, si mette al centro del mondo, e sospetto anche che menta, e che quando non ha una notizia la inventi. Perché non si dedica a scrivere romanzi? In letteratura questi difetti sono virtù”. »

 

Gli amori: « Mi assunsi sempre la colpa totale del fallimento di quell’amore: io non ero capace di amarlo come apparentemente lui amava me. Non mi chiedevo se quell’uomo meritava più dedizione, mi chiedevo solo perché io non potevo dargliela. »

 

« Sulla via dell’aeroporto, mentre cominciava ad albeggiare, Willie mi insinuò con inspiegabile timidezza che io gli piacevo.

“Questo non significa molto. Ho bisogno di sapere se quello che c’è stato stanotte è un’invenzione della mia mente annebbiata o se invece mi ami davvero e abbiamo qualche genere di legame.”

Fu tale la sua sorpresa che dovette uscire dall’autostrada e fermare la macchina.

“Ci siamo appena conosciuti e tu vivi in un altro continente!”

“È la distanza che ti preoccupa?”

“Verrò a trovarti a dicembre in Venezuela e allora parleremo.”

“Siamo in ottobre, da qui a dicembre potrei essere morta.”

“Sei malata?”

“No, però non si sa mai… Guarda, Willie, non ho più l’età per aspettare. Dimmi adesso, subito, se possiamo dare un’opportunità a questo amore o se è meglio dimenticare tutto.”

Appena l’aereo si staccò da terra cercai seriamente di dimenticarlo, ma è ovvio che non mi riuscì perché appena scesi a Caracas Nicolás se ne accorse.

“Che cos’hai, mamma? Mi sembri strana.”

“Sarà che sono innamorata”.»

 

La vita: « Così è la mia vita, un affresco molteplice e variabile che solo io posso decifrare e che mi appartiene come un segreto. La mente seleziona, esagera, tradisce, gli avvenimenti si sfumano, le persone si dimenticano e alla fine rimane solo il percorso dell’anima. Finora non ho condiviso il mio passato. Prendilo, Paula, forse ti servirà a qualcosa perché credo che il tuo non esista più, si è perso in questo lungo sonno e non si può vivere senza ricordi. »

Una figlia, una madre: « La vita di mia madre è un romanzo che mi ha proibito di scrivere. Benché raramente riuscissimo ad andare d’accordo, lei è l’amore più lungo della mia vita, che è iniziato il giorno della gestazione e dura già da mezzo secolo, per giunta è l’unico realmente incondizionato, né i figli né i più ardenti innamorati amano così. »

« I figli hanno condizionato la mia esistenza… Seppi delle mie gravidanze prima che fossero confermate dalla scienza, tu mi sei apparsa in sogno. Nel primo sogno avevi due anni e ti chiamavi Paula, eri una piccina minuta dai capelli scuri, grandi occhi neri e uno sguardo languido […] ti vidi a sette, quindici e venti anni, ti vidi con i capelli lunghi e la risata allegra e anche con i blue jeans e il vestito da sposa, ma non ti sognai mai come sei adesso. »

La simbiosi : « Se tu resisti Paula, resisto anch’io. »

(ss)

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