venerdì , 24 novembre 2017
Le news di Asterischi

«Il bimbo dalla mela in bocca», cronache dalla visita di Benni a Catania

«Una mela in bocca al bambino che sta rompendo i coglioni!». Se facessero un indovinello a ognuno di noi su chi potrebbe essere l’autore di una frase del genere, risponderemmo senz’altro Silvio Berlusconi, protagonista indiscusso di gag dello stesso calibro. Invece no. È il padre della candida Margherita Dolcevita che si lascia prendere dal panico a causa del flebile lamento di un bambino che disturba la presentazione del suo ultimo libro La traccia dell’angelo alla Feltrinelli di Catania il 20 ottobre scorso. E lo disturba così tanto da non poter fare a meno di avvisare il pubblico, che in realtà non si è accorto di niente ma che sorride a questa battuta di cattivo gusto come se l’avesse proferita Dio. Perché sì, perché Stefano Benni, che ci regala la sua presenza a Catania, può permettersi questo e altro, anche di seguire il suo discorso attaccando, amareggiato, l’esempio Berlusconi che si è ormai diffuso a macchia d’olio. Sì, ce ne siamo accorti.

Ma per fortuna non siamo qui per sparare a zero, non soltanto almeno. L’incontro con Benni è stato davvero interessante. Abbiamo gradito la sua decisione di non perdersi in spiegazioni eccessive della sua ultima creazione per lasciare spazio al dialogo con il suo pubblico, ascoltando e rispondendo attentamente alle molteplici domande riguardanti la sua vita di scrittore e il percorso ormai lungo che ci ha portati da Bar Sport all’ultimo edito da Sellerio. Analizzati sia il comico di cui si serve normalmente per esorcizzare la realtà sia la vena intima e a tratti oscura che percorre La traccia dell’angelo. Ma ecco che arriva la fatidica domanda sulla tanto attesa versione cinematografica della sua prima nonché più celebre opera. Non l’avessimo mai fatto. Mentre noi poveri mortali chiediamo delucidazioni in merito al nostro libro preferito che diventa film perché per una volta abbiamo la possibilità di parlarne col diretto interessato, abbiamo il piacere di vederlo sbuffare lamentando l’ovvietà della domanda. «Non mettete il dito nella piaga», ci dice, e senza molti veli si distacca dalla pellicola che «purtroppo ho già visto», continua. E alla curiosa insistenza dei giovani che vogliono saperne di più si mostra sempre più insofferente.

Le domande continuano, e il pubblico, che ha proprio intenzione di dare il meglio di sé, decide che più che domande vuole fargli dichiarazioni d’amore o dargli addirittura consigli. «Quali sono, se ci sono, gli autori emergenti che ti appassionano o in cui trovi possibilità di futuro?», Giordano in testa e vari altri che non gli vengono bene in mente, mentre ammette di non leggere molti giovani perché al momento si interessa più, per motivi di gusto e di lavoro, ai grandi italiani del Novecento. Ma afferma pure che rispetto a un Paese come la Francia, l’Italia della nuova narrativa ha più di una ragione per vantarsi. «E Viola di Grado la conosci?» incalza una signora, ardentemente. «Viola come?», «Di Grado!!», «Mm no no, non la conosco». Come non la conosce? La nostra paladina gotica! Ed ecco che la signora comincia a raccontare la storia della giovane ventitreenne catanese che ha scritto un bel libro blablabla…fortuna che il caos ha travolto tutto. Avanti un’altra domanda!

 

 

 

(Nei prossimi giorni l’intervista minima di asterischi.it a Stefano Benni)

 

(as)

 

Informazioni su Agata Sapienza

Agata Sapienza
Dopo studi e peregrinazioni varie non ha ancora capito dove vive, ma legge e traduce sempre e solo dal suo divano.

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